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di Luigi Carbone

rainews.it, 16 aprile 2025

Nel penitenziario di Secondigliano dopo il polo universitario e quello dei mestieri è nato il centro sportivo con campi da basket, padel e calcio. “Il carcere è una città, abbiamo detenuti nati tra il 1938 e il 2005 e quindi bisogni molto diversi - osserva Giulia Russo, direttore della casa circondariale di Secondigliano - noi lavoriamo per riempire di contenuti il periodo della detenzione”. E allora il reinserimento lavorativo dei detenuti è legato a un numero crescente di attività. Studio, mestieri e ora anche sport. È il nuovo progetto della casa circondariale di Secondigliano dove sta nascendo un vero polo sportivo: palestre nei singoli padiglioni, un campo da basket, realizzato grazie alla Federazione italiana pallacanestro inaugurato l’anno scorso, due da padel, appena completati, e rinnovato campo da calcio dove fervono i lavori: avrà un morbido manto in erba sintetica.

Realizzati grazie al finanziamento della Fondazione Entain, verranno inaugurati a fine maggio. Il progetto “Rigiocare il Futuro, lo sport per ripartire”, ideato dalle associazioni Seconda Chance e Sport Senza Frontiere è importante per il benessere fisico dei detenuti, in un carcere sovraffollato con 1500 reclusi, quattrocento in più della capienza prevista, e rappresenta una nuova strada per il reinserimento sociale grazie alla formazione alle professioni legate alle diverse discipline.

“C’è un partenariato molto ampio tra pubblico, privato e terzo settore - spiega Giuliano Guinci, responsabile delle Relazioni istituzionali della Fondazione Entain - che in questo caso ha funzionato. Ci vuole solo convinzione e un po’ di determinazione”. Sport e attività per immaginare e costruire un futuro sono fondamentali anche per alleggerire una quotidianità spesso pesante. Nelle ultime settimane nel carcere di Secondigliano sono stati sequestrati 25 cellulari e droga in possesso dei reclusi. Un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito e ferito, un detenuto, collaboratore di giustizia, si è suicidato.

“Studiamo costantemente il fenomeno del suicidio in carcere - evidenzia Giulia Russo - problematiche personali, percorsi giudiziari molto complessi, famiglie non rispondenti a criteri di supporto, questo diventa un melange pericoloso. Noi come gruppo di lavoro tendiamo a supportare queste mancanze e a intercettare il fenomeno. E’ chiaro che quando la persona decide, puoi mettere in campo qualsiasi cosa, riuscirà sempre a trovare la modalità per farla finita, purtroppo”.

La vita in carcere è complessa ma anche ricca di opportunità. Quello sportivo è il terzo polo del penitenziario, dopo quello universitario in collaborazione con la Federico II e quello delle arti e dei mestieri con la sartoria, le officine del ferro e del legno, i corsi di meccatronica e quelli legati alle lavorazioni digitali. E i risultati non mancano: alcuni ex detenuti di questo carcere lavorano oggi nella grande distribuzione o come tecnici nel campo del fotovoltaico. “Seconda chance” si spende molto per il reclutamento.

“Venite a vedere”, l’appello di Flavia Filippi, fondatrice dell’associazione Seconda Chance: “Ci sono detenuti che sono nella condizione giuridica per uscire e hanno delle ottime competenze e una forte voglia di riscatto. Venite a vedere se possono essere utili alle vostre attività. Pizzaioli, banchisti, manovali, muratori, elettricisti, camerieri, aiuto cuochi: venite a valutare”.