di Dario del Porto
La Repubblica, 8 gennaio 2024
“Ha chiesto per due volte una moneta da 2 euro”. Oggi il processo di appello per il nigeriano accusato di estorsione. Il Garante: “Indignarsi è poco”. Chiesti i domiciliari in una struttura del Casertano. “Indignarsi è poco”, scuote il capo il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, mentre commenta il caso di Kelvin Egubor, nigeriano di 25 anni, da venti mesi in carcere a Poggioreale per un’estorsione da due euro. La storia, raccontata ieri da Repubblica, arriva questa mattina davanti alla Corte di Appello. In primo grado, l’imputato, mendicante senza fissa dimora e irregolare in Italia, è stato condannato a cinque anni di reclusione.
La Procura generale ha già chiesto la conferma di quel verdetto. L’avvocata Salvia Antonelli, che assiste Egubor, chiede invece l’assoluzione e la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari in una comunità del Casertano che ha già dato la disponibilità ad ospitarlo. “È evidente - afferma l’avvocata - la sproporzione tra la personalità dell’imputato, il fatto in contestazione e una misura cautelare che sicuramente impedisce ad Egubor di intraprendere una seria e corretta prosecuzione del percorso di vita e di crescita formativa”.
Il nigeriano è accusato di aver imposto a un uomo il pagamento dei due euro, minacciando di tagliare la cappotta dell’auto, per consentirgli di parcheggiare nella zona di Fuorigrotta, tra via Campana e via Giulio Cesare. L’episodio risale al novembre 2021, la vittima chiamò la polizia e poi presentò denuncia.
A dibattimento, la parte offesa ha confermato questa ricostruzione dei fatti mentre non è stato ancora incardinato un altro procedimento nato sempre dalle dichiarazioni della stessa persona. Secondo l’avvocata Antonelli, Egubor non era un parcheggiatore abusivo, ma un mendicante che si arrangiava con piccoli lavoretti, come le pulizie in strada, nei pressi della chiesa di San Vitale. La difesa contesta la versione dei fatti dell’accusa, rilevando che non vi sono testimoni in grado di fornire riscontro alle parole della vittima né tanto meno di confermare l’effettiva consegna dei due euro. Da qui la richiesta di assolvere l’imputato o, in subordine, di modificare il capo d’imputazione in tentata estorsione oppure violenza privata. Anche il garante Ciambriello parla di “assoluta sproporzione di pena rispetto ai fatti contestati” e ricorda la sentenza della Consulta del maggio scorso che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del reato di estorsione nella parte in cui non prevede una diminuzione di pena non eccedente un terzo quando il fatto “risulti di lieve entità per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo”.
Il caso adesso è sulla scrivania dei giudici della sesta Corte di Appello. Quasi certamente il processo si concluderà nella giornata di oggi e i magistrati decideranno anche sull’istanza in materia di custodia cautelare. “Spero solo di poter uscire dal carcere e ricominciare a vivere - ha detto Egubon alla sua avvocata - ma ci crederò soltanto quando sentirò bussare alla porta della cella e una voce mi dirà: “Sei libero”.










