di Marco Daniel Moscato
unisob.na.it, 7 luglio 2026
“Attualmente una struttura teatrale a Nisida c’è, ma non è utilizzabile”, dice allargando le braccia Gianluca Guida, direttore del carcere minorile di Nisida. “Il teatro - prosegue - versa in condizioni fatiscenti”. A oltre quarant’anni dalla sua realizzazione, il teatro voluto da Eduardo De Filippo all’interno dell’istituto minorile campano resta dunque inutilizzabile. Per restituire all’istituto uno spazio dedicato alle attività teatrali era stato predisposto un importante investimento pubblico. Nel 2025 il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva annunciato lo stanziamento di oltre un milione di euro destinato alla ricostruzione del teatro. L’intervento avrebbe dovuto consentire il recupero completo della struttura e la sua restituzione ai ragazzi dell’Istituto. L’avvio dei lavori, tuttavia, è stato più volte rinviato e ad oggi i lavori sono ancora fermi.
A rallentare l’iter hanno contribuito diversi passaggi burocratici, a cui si sono aggiunte le conseguenze dell’emergenza bradisismo nell’area dei Campi Flegrei. “I fondi sono ora di competenza del commissario straordinario per l’emergenza bradisismo”, precisa Guida. Il quale si dice fiducioso sui tempi: “Confidiamo che i lavori possano iniziare entro l’anno”.
In attesa dell’apertura del cantiere, le attività teatrali continuano, ma senza poter contare su uno spazio stabile. Tra le realtà presenti a Nisida c’è Putéca Celidònia, compagnia teatrale che da sette anni conduce laboratori con i giovani detenuti. Il loro progetto vive difficoltà organizzative che sono diventate ormai parte della quotidianità. “Spesso veniamo spostati da un luogo all’altro e le attività si svolgono in spazi diversi, non sempre adeguati o nelle condizioni migliori”, racconta Teresa Raiano, referente dell’associazione. “Non sempre c’è personale sufficiente per consentirci di utilizzare gli spazi di cui avremmo bisogno” conclude.
Il teatro, in questo contesto, non è pensato per formare attori, ma per offrire ai ragazzi un’occasione di crescita personale. L’idea, infatti, non era quella di costruire semplicemente un teatro, ma di mettere a disposizione dell’istituto un luogo nel quale la cultura potesse diventare parte del processo di rieducazione. “L’obiettivo non è che un ragazzo esca da qui e diventi un attore, il teatro serve a conoscere sé stessi e gli altri come essere umani” evidenzia Raiano. In attesa dell’avvio dei lavori, il progetto teatrale continua senza una casa propria, mantenendo viva, ma incompiuta, l’eredità di Eduardo De Filippo.










