di Antonio Mattone
Il Mattino, 31 maggio 2025
C’era una grande attesa tra i diciotto detenuti del padiglione Genova del carcere di Poggioreale e fin dalla mattina i loro occhi brillavano di commozione al solo pensiero di cosa avrebbe significato l’incontro con Gino Cecchettin. Il padre di Giulia è stato invitato dalla Comunità di Sant’Egidio a parlare della sua drammatica esperienza in uno degli incontri tematici che mensilmente si tengono nell’istituto intitolato a Giuseppe Salvia. L’evento era stato preceduto dalla visione di un film sul patriarcato che aveva provocato una accesa discussione, e dalla lettura del libro “Cara Giulia” scritto dal padre della ragazza. Quando qualcuno ha affermato che se fosse capitato a lui avrebbe ucciso con le sue mani l’autore del delitto, la reazione di chi si è macchiato di un grave reato è stata quella di un forte senso di colpa e di qui l’intenzione di non partecipare all’incontro.
Non era la prima volta che Gino Cecchettin si è trovato a faccia a faccia con i detenuti. Era già successo a Padova, un mese prima della sentenza del processo per l’omicidio di Giulia. “Fu un incontro molto importante per me - ha svelato ai reclusi - sentivo l’imbarazzo di dover incrociare lo sguardo di Filippo, ma quella volta mi trovai a parlare con delle persone e non con dei mostri, e così sparirono i miei pregiudizi”. Prova un senso di gratitudine per quel colloquio: “D’altra parte chi sono io per giudicare?”. Queste parole e un buon caffè preparato dai detenuti rompono il ghiaccio.









