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di Paolo Siani

 

La Repubblica, 26 giugno 2019

 

Domenica, in qualità di parlamentare e insieme alla mia collega Michela Rostan e alla consigliera regionale Bruna Fiola, ho fatto una cosa che il garante dei diritti dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello mi aveva più volte invitato a fare: sono stato al carcere di Poggioreale. Così, dopo la visita al carcere di Lauro, sono entrato in quello che viene definito l'inferno di Poggioreale.

La direttrice Maria Luisa Palma ci ha accompagnato in alcuni padiglioni che hanno tutti il nome di una città, ci ha mostrato le celle, quelle vecchissime, inguardabili, quelle nuove appena ristrutturate, guardabili, e quelle che gli stessi detenuti stanno ristrutturando. Tutte, le vecchie e le nuove, sono sovraffollate. Ho contato anche 14 detenuti in una cella, con una sola finestra. Non si respirava. Da poco la Regione ha dotato ogni cella di un frigorifero.

Ho visto le varie infermerie ad ogni piano con dottoresse volenterose e valorose e la psicologa che, con le sue colleghe e un gruppo di detenuti, cura un bellissimo giardino all'interno del carcere. E ancora piccole biblioteche con libri antichi e meno antichi. E poi ho visto i volti delle guardie carcerarie che vivono in quell'inferno e che lo affrontano con una carenza di 200 unità. Sì, avete letto bene, duecento unità in meno.

Durante la visita la direttrice aveva una parola per tutti i detenuti, sembrava li conoscesse tutti, uno per uno. Conosceva le loro storie e si rammaricava di quello che oggi rappresenta Poggioreale, ma ci ha raccontato di tanti progetti messi in campo, di tanto volontariato. Ma è tutto troppo poco. Le condizioni di detenzione sono durissime e non credo che in tale contesto i detenuti possano uscire da qui come persone migliori. Come ci siamo detti durante la visita con Michela Rostan, come me profondamente colpita ed emozionata, a chi ha sbagliato è giusto togliere la libertà ma non la dignità.

Altrimenti falliremo nell'obiettivo di recuperarne il più possibile per togliere criminali dalla strada. Abbiamo visto uomini alla prima detenzione provare a raccontarci la loro storia, tra le lacrime. Sostenevano, come è logico, che la loro detenzione è ingiusta. Quelle lacrime me le ricorderò sempre. A quegli uomini va data una possibilità di riscatto. Sono uscito profondamente turbato ma grato a Samuele Ciambriello di avermi fatto conoscere un mondo difficile. Tutti sapevano di Samuele, che trascorre molto del suo tempo con i detenuti. Ognuno aveva una richiesta per lui e lui ascoltava tutti.

Appena usciti ci siamo detti che adesso dobbiamo metterci al lavoro per far sì che i 12 milioni messi a disposizione dal ministero per le Infrastrutture (già tempo fa) per riqualificare il penitenziario siano finalmente spesi per ottenere condizioni di vivibilità più decenti per detenuti e polizia penitenziaria. Soldi già impegnati che non siamo in grado di spendere.

Dobbiamo metterci al lavoro perché lo "spesino" venga rivisto, perché nelle biblioteche arrivino libri belli, attraenti, nuovi. Gli autori napoletani potrebbero inviare ogni loro nuovo libro al carcere di Poggioreale: sono certo che Maurizio De Giovanni, Lorenzo Marone e tanti altri lo farebbero con gran piacere. A loro dico di parlarne con Samuele. E poi ci siamo impegnati per fare in modo che in ogni cella ci sia un ventilatore. Troveremo un modo per far arrivare 400 ventilatori a Poggioreale per rendere questa estate meno bollente.