di Gennaro Scala
Cronache di Napoli, 11 giugno 2019
La giornata in carcere dei familiari dei detenuti: in duecento in un cortile tra fumo, caldo e cattivo odore. "Ci sono anche i bambini, perché non li lasciano passare?". "Stamattina sveglia alle sette per andare al colloquio da un mio nipote, si è rinunciato perché eravamo più di duecento persone ammassate in un piccolo cortile, si fuma nonostante la presenza di molti bambini. Anche di pochi mesi. Popolazione carceraria inerme compiaciuta e rassegnata, alla faccia della dignità umana".
È il racconto di Pietro Ioia, presidente dell'associazione "Ex detenuti organizzati napoletani". Il suo commento è solo un esempio di quello che può essere la vita dei "condannati di fuori", quelli che si recano ai colloqui con i familiari detenuti e che. in un certo senso, vivono a loro volta una vita senza libertà.
"Non sene può più specialmente con questo caldo... siamo trattati peggio degli animali" è lo sfogo di una donna che nel "mostro di cemento" ci entra con ogni tempo. Quando piove e fa freddo e si deve attendere all'esterno per ore prima di entrare e quando il caldo prende alla gola, "lo ci vado domani - racconta un'altra - e già so quello che mi aspetta per questo il lunedì non lo faccio mai perché si fa solo colloquio. Perciò lo salto e il martedì faccio tutto".
Parla con la consuetudine concettuale dì chi è abituato a questa vita. "Non vado mai il lunedì - incalza un'altra - solo il mercoledì, e non ti dico come mi sento". "Sempre la stessa storia e ora, con il caldo, ancora più vergognoso perché non si respira e non c'è una sala d'attesa con condizionatori c'è solo tanta rabbia".
E il peggio è "che non si può far vedere alle persone che non sanno, quali sacrifici facciamo, noi più di tutti. È uno schifo, una massa di persone che si prestano a farsi calpestare e giustamente, ma con chi se la devono prendere? E poi specialmente i bambini. li vedete fanno la richiesta di colloquio fateli entrare subito! Non possono stare in mezzo al fumo, alla puzza, se uno fa un colloquio deve subire tutto questo?".
"Non ci trattate anche noi come bestie - conclude la donna - hanno sbagliato stanno là per pagare, ma per voi è un lavoro, fatelo con un po' dì umanità". Il caldo è arrivato e l'inferno si fa più micidiale per chi vive e lavora nelle nostre carceri "che sono luoghi di sofferenza e tortura che ti lasciano cicatrice profonde".










