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di Ludovica Italiano

mywhere.it, 22 giugno 2025

Si è tenuta il 20 giugno al Palazzo Reale - Cortile delle Carrozze (Napoli) Portami là fuori, serata conclusiva dei laboratori degli IPM di Nisida e Airola. Un concerto a coronamento di un altro anno di appuntamenti a cura di formatori e artisti professionisti che, due volte a settimana per 12 mesi all’anno, guidano i minori detenuti nella scrittura e nella registrazione di musica rap, nella messa in scena di spettacoli teatrali e nelle sceneggiature di cortometraggi d’autore. Può la musica superare ogni barriera? “La musica non redime, ma accende. Accende pensieri, possibilità, speranze. In carcere portiamo parole che fanno rumore dentro, per provare a cambiare il fuori”.

Le parole di Luca Caiazzo, in arte Lucariello, racchiudono il senso profondo dei laboratori di musica rap promossi dall’associazione CCO - Crisi Come Opportunità, di cui il rapper è socio e coordinatore per la Campania, che vengono realizzati all’interno delle carceri minorili italiane. “Portami là fuori è prima di tutto il racconto di un approccio educativo e umano che prende forma attraverso un progetto concreto, trasformato in un evento. Un concerto che ha visto protagonisti artisti sia dentro che fuori le mura del carcere, una serata speciale, in cui la musica, le parole e le storie diventano strumenti di connessione e testimonianza, ma anche di speranza e cambiamento.

Durante il concerto, che è nel cartellone del Campania Teatro Festival, con i giovani detenuti (le cui identità sono protette per privacy) si sono esibiti quattro artisti: Oyoshe, Shada San, Lucariello e Federico di Napoli.

“Abbiamo costruito la serata in modo tale che non si distinguano i professionisti dai ragazzi; per noi sono degli artisti e basta, non vogliamo spettacolarizzare il carcere” ha detto Luca Caiazzo. L’idea di istituire Presìdi culturali permanenti all’interno degli istituti penali minorili nasce proprio da lui. Si tratta di spazi dedicati alla creatività: laboratori di scrittura rap e registrazione musicale, corsi di teatro, realizzazione di cortometraggi e attività di scrittura creativa. Avviati in Campania, questi Presìdi si sono estesi nel tempo a sette istituti minorili e sono oggi sostenuti anche dal Ministero della Giustizia.

Alla base dell’iniziativa vi è proprio la profonda convinzione che l’arte, in particolare la musica rap, possa rappresentare un’autentica occasione di riscatto sociale. Tutto ebbe inizio, racconta Lucariello, con Cappotto di legno, la canzone contro la camorra che scrisse e compose nel 2008 insieme ad Ezio Bosso. Quel brano, dopo il successo di una campagna televisiva, rappresentò per lui il punto di partenza di un impegno più ampio all’interno dei penitenziari. Luca Caiazzo racconta di essere stato contattato da diverse associazioni, tra cui Crisi come opportunità, grazie alle quali è entrato per la prima volta, tredici anni fa, nell’Istituto penale per minorenni di Airola. Confida che una parte di sé, da allora, sia rimasta simbolicamente dentro quelle mura.

Fu in quel contesto che i laboratori di rap nelle carceri minorili iniziarono a prendere forma. Spiega di aver proposto a Giulia Minoli, fondatrice dell’associazione, di organizzare dei corsi, spinto dalla sensazione che fosse necessario esserci. I ragazzi, dice, gli erano sembrati assetati di un’occasione del genere. È questa la visione che guida l’azione dell’associazione CCO - Crisi Come Opportunità. Offrire ai ragazzi strumenti espressivi per ritrovare se stessi, dare voce alla propria storia. Immaginare un futuro diverso e ridare speranza a ragazze e ragazzi che pensano di non averne più.

Non è certamente un caso che a presentare la serata Portami là fuori siano stati scelti proprio Gaetano Migliaccio e Giovanna Sannino, volti noti della serie TV Mare Fuori, che racconta proprio le vicende di adolescenti detenuti in un carcere minorile a Napoli. La loro presenza è carica di significato simbolico. I personaggi che interpretano nella fiction si muovono negli stessi spazi, affrontano gli stessi conflitti e vivono le stesse contraddizioni dei ragazzi coinvolti nel progetto.

Mare Fuori ha contribuito sicuramente, infatti, a portare alla luce un mondo spesso ignorato. Ha mostrato quanto la fragilità e la forza possano coesistere nei percorsi di chi, nonostante gli errori, cerca una via d’uscita. Portami là fuori prosegue quel racconto, ma lo fa nella realtà: attraverso la musica, il palco e la voce autentica di chi vuole cambiare. Oltre alla notorietà ottenuta con Mare Fuori, Giovanna Sannino e Gaetano Migliaccio si distinguono anche per il loro concreto impegno nel sociale. Entrambi, infatti, sono coinvolti attivamente (tra le molte cose) proprio in iniziative a sostegno dei giovani detenuti dell’Istituto Penale Minorile di Nisida.

Giovanna, in particolare, partecipa a laboratori artistici e teatrali che mirano a rafforzare l’autostima e le capacità espressive dei ragazzi. Porta la sua esperienza professionale e umana al servizio di un progetto più grande: quello di restituire fiducia, visione e senso del possibile a chi sta attraversando un momento difficile. Accanto a lei, Gaetano. Anche lui animo sensibile ed attento alle tematiche della marginalità giovanile, contribuisce con entusiasmo a costruire ponti tra il mondo dell’arte e quello della detenzione minorile, dimostrando che il cambiamento è possibile quando si investe tempo, ascolto e presenza vera.

Che siano proprio loro, due attori che hanno dato volto e voce alle storie dei ragazzi di Mare Fuori, a calcare il palco di questa iniziativa e a impegnarsi sul campo, è un segno potente: un cortocircuito tra finzione e realtà che diventa testimonianza viva. A Nisida, il mare fuori c’è davvero. È lì, oltre le grate, come promessa e orizzonte. E allora “Portami là fuori” non è stato solo il titolo di una serata ma il desiderio profondo di chi sogna una seconda possibilità.