Il Mattino, 18 luglio 2023
A mettere in scena lo spettacolo la compagnia “Le voci di dentro”. “Pre-giudicato, un’Odissea sociale” è il titolo dello spettacolo andato in scena martedì 13 e mercoledì 14 giugno scorsi. Recitato in maniera estremamente realistica dalla compagnia “Le voci di dentro”, composta da detenuti rinchiusi nel carcere di Secondigliano, il testo ha visto la luce da tempo, ma la sua messa in scena è stata bloccata dall’emergenza covid.
Come quasi tutto quello che prende vita dentro le mura del centro penitenziario, lo spettacolo ha toccato le corde emotive di tutti, grazie all’impegno dei detenuti e a quello dei volontari che con loro hanno realizzato questo progetto teatrale. Il regista Luca, e poi Monica, Francesco, Julia, Guido, Antonio. Protagonista della storia è Marco che, uscito dal carcere dopo aver scontato una pena di dieci anni, è ancora giovane, determinato a cambiare vita, torna nella sua famiglia perbene, vuole un lavoro onesto. Ma tra lui e la speranza della vita che ha sognato si frappongono tanti ostacoli, il suo viaggio verso il cambiamento, quindi, diventa un’odissea.
Il testo portato in scena da “Le voci di dentro” inframmezza alle vicende della vita di Marco brani dall’opera di Omero, elevando i tentativi del giovane ex detenuto a costruirsi una vita oltre il carcere e la pena scontata a gesta epiche, come quelle che Ulisse dovette affrontare per tornare a Itaca. A contrastare Marco non sono maghe, sirene o ciclopi, ma i pregiudizi che gli negano un lavoro, e i protervi guaglioni del sistema, che prima lo reclamano tra le loro fila, e poi lo colpiscono proprio laddove stava ricominciando la sua vita.
Marco è “Pre-giudicato”, e come tale rifiutato dal contesto sociale esterno. Avvertito come un corpo estraneo, come un nocivo fastidio, come un rifiuto che dovrebbe nascondersi, o tornare da dove è venuto. Ed è così che Marco dopo le tante porte sbattute in faccia percepisce se stesso, cede, molla, ascolta il canto delle sirene dei suoi ex sodali del sistema. È un attimo, un momento in cui rischia di vanificare il cammino intrapreso in carcere, il cambiamento che è avvenuto in lui. A salvarlo è la forza di un amore nuovo, una donna che gli mostra che un’altra vita è possibile. E Marco si rialza, rimodula la sua esistenza e diventa un paladino della legalità.
Questa storia, incarnata da chi queste vicende le vive e le vivrà sulla propria pelle, assume una forza e un significato che vanno al di là della mera narrazione. È la forza di una testimonianza, di una strada da tanti percorsa. È la storia di chi, lasciatosi alle spalle il cancello del carcere, vorrebbe tapparsi le orecchie per non ascoltare sirene sbagliate.
Nel migliore dei mondi possibili chi esce dal carcere cambiato dovrebbe poter dare corpo e sostanza al cambiamento, dare senso agli anni passati tra le sbarre. Ma questo che viviamo, si sa, di certo non è quello che secondo Leibniz bilanciava in maniera equa il bene e il male, qualcosa, durante i secoli, è andato storto, e a molti tocca vivere la propria personale, dolorosa, Odissea.










