Corriere del Mezzogiorno, 9 luglio 2026
Circa 1.500 persone con problemi di dipendenze sono state aiutate in carcere a ritrovare spazi di socialità e ad alleviare la sofferenza della detenzione, negli ultimi 10 anni. Succede a Napoli nella casa circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, grazie al progetto “IV Piano” realizzato da Gesco e dalla coop associata “Era”, con il Dipartimento Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro, i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi durante un convegno interno al carcere con il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro e la partecipazione, tra gli altri, dei responsabili dell’amministrazione penitenziaria del carcere e regionale, della Corte d’Appello di Napoli e del Tribunale di Sorveglianza.
“Il progetto - spiega il presidente di Gesco Giacomo Smarrazzo - è nato per offrire ai detenuti con problemi di dipendenze attività di socializzazione, integrative a quelle sanitarie, per accompagnarli in percorsi personalizzati e in misure alternative alla detenzione. Lo sportello aiuta a progettare percorsi in comunità terapeutica per i detenuti residenti nel territorio della Asl Napoli 1 su segnalazione del SerD Area Penale, come risposta orientata alla cura e al reinserimento. Ci occupiamo di costruire spazi di socialità e di emancipazione attraverso attività laboratoriali ed iniziative volte ad alleviare la condizione di sofferenza delle persone detenute con “disturbo da uso di sostanze” o in fase valutativa”.
Gospel, concerti, mercatini aperti anche alle famiglie, laboratori interni di teatro, artigianato, scrittura autobiografica e di animazione sono le attività promosse all’interno del padiglione Roma e degli altri in cui sono detenute le persone tossicodipendenti a Poggioreale mentre sono una quarantina in quasi tutta Italia le comunità dove il progetto ha inviato in questi anni i detenuti in misure alternative alla pena, per oltre 130 persone all’anno.









