di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 25 ottobre 2019
Camorra sempre meno centrale nel dibattito pubblico, ma sempre più infiltrata nell'economia pulita e nel mondo delle professioni. Carceri dove si spaccia droga, grazie all'uso di cellulari; carceri fuori controllo, sotto il dominio di clan e strutture criminali.
Sono solo alcuni dei punti emersi dall'intervento del procuratore di Napoli Gianni Melillo, nel corso dell'audizione in commissione parlamentare antimafia. Dopo due anni dal suo insediamento nella Procura più numerosa d'Italia, il capo dei pm partenopei parla anche di organici, di stese, paranze e scarcerazioni.
Ha spiegato ieri il procuratore Melillo: "Alcune carceri sono fuori controllo, vi dominano le associazioni mafiose. I cellulari vi entrano quotidianamente e non li sequestriamo neanche più tanti ormai sono". E ancora: "In alcune carceri vi sono autentiche piazze di spaccio", ha proseguito. Poi, riferendosi allo scenario generale emerso negli ultimi due anni, ha insistito: "La pressione mafiosa su alcune amministrazioni comunali è assolutamente grave sia su figure politiche che tecniche".
Cala il numero di omicidi rispetto a una decina di anni fa, ma esiste una contrapposizione a bassa intensità tra i Mazzarella e l'Alleanza di Secondigliano. "Da anni nella camorra prevalgono le spinte alla composizione delle tensioni, alla mediazione dei conflitti violenti che sono relegati in aree marginali dove si lascia che si sprigionano scontri armati a bassa intensità. Sono fenomeni marginali.
Anche gli omicidi recenti appartengono alla dimensione delle epurazioni per la tutela di equilibri criminali consolidati che vanno protetti". Più in particolare, "con le "stese" si esprime una sfida alla capacità di controllo dell'ordine pubblico da parte dello Stato e anche un esercizio di violenza retto da logiche di controllo, sono esercizi militari a bassa intensità che segnano l'andamento sismico nelle zone di confine tra i grandi cartelli. Per questo, nell'area orientale c'è il maggior numero di stese, così anche nel centro città. È fenomeno sconosciuto in gran parte della provincia".
Altro termine sdoganato negli ultimi anni al grande pubblico è quello delle paranze. Di che si tratta? "Le paranze le consideriamo gruppi di fuoco del vertice delle organizzazioni, fenomeno diverso è il fenomeno delle bande - ha spiegato Melillo - abbiamo costituito uno specifico gruppo di lavoro e questo sforzo sta iniziando a dare i primi risultati anche grazie al lavoro congiunto con il Tribunale dei minori.
Il fenomeno della devianza giovanile è in gran parte estraneo al fenomeno camorristico, c'è la presenza di minori ma è assolutamente residuale". Ma cosa sta accadendo a Napoli? Nel giorno in cui la Procura partenopea ha ottenuto oltre trenta arresti (racket in via Marina e pizzo a Torre Annunziata) e a distanza di poche ore dopo l'ultima "stesa" consumata nella zona della Sanità, il procuratore spiega ai commissari antimafia i nuovi fenomeni criminali cittadini: "Una fuorviante narrazione vorrebbe ricondurre la camorra a violenza urbana sprigionata dalla contrapposizione di bande in continua trasformazione, ovviamente esiste anche questa dimensione a Napoli ma è una dimensione parziale", ha poi spiegato il procuratore.
Più in particolare, il magistrato ha parlato della "espansione di una gigantesca rete di imprese che condiziona pesantemente i mercati dove trasferisce una offerta straordinaria di offerte illegali, o legali ma a condizioni illegali", quasi a dispetto dello scarso peso che il fenomeno criminale partenopeo incassa rispetto all'opinione pubblica nazionale.
Il procuratore ha infatti sottolineato la "dimensione periferica della camorra nel dibattito pubblico. La camorra è un veicolo di trasformazione della violenza in ricchezza, in forza economica, in condizionamento dei processi decisionali che regolano la spesa pubblica. La leadership dei cartelli criminali coincide con la leadership delle reti di impresa che racchiudono fenomeni gravissimi di asservimento del mondo delle professioni all'economia illegale. In non pochi casi si assiste alla completa immedesimazione tra le amministrazioni locali e queste reti". Poi ci sono le dolenti note. "Gli organici delle forze di polizia sono molto ridotti rispetto al passato e con il pensionamento forzato si perdono molte forze, sta scomparendo una generazione di eccezionali investigatori. La squadra mobile di Napoli oggi è formata da 360 unità, pochi anni fa erano 450 unità: questo fa la differenza".
Solo nel 2019, le ordinanze di custodia sono state per oltre 600 persone con una discreta qualità degli esiti investigativi. E ancora forte l'alleanza di Secondigliano "che pure vede i capi detenuti, ma abbiamo scontato un ritardo. Preoccupa la scarcerazione di Domenico Pirozzi, uno dei pochi in grado di assicurare continuità all'organizzazione".









