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di Giuliana Covella


Il Mattino, 27 agosto 2019

 

"La verità è che lo Stato è assente, il carcere ha fallito e non risponde alla giusta domanda di sicurezza che i cittadini vogliono dalle istituzioni. Fino a quando i nostri politici non prenderanno atto di questa verità, fino a quando le pene saranno "pagate" solo col carcere, non ci sarà niente di che meravigliarsi".

Don Franco Esposito, cappellano del carcere di Poggioreale, lancia una provocazione sui social: "Perché stupirsi? Secondo me dovrebbe fare più notizia il fatto che a Poggioreale non avviene nessuna rieducazione per evitare la recidiva".

 

Padre, il post che ha scritto sulla sua pagina Facebook ha lasciato spazio, a partire dal titolo, a polemiche ma anche a interrogativi sulla reale situazione delle carceri. Perché lo ha scritto?

"Il mio "embè" era provocatorio, perché è normale che qualsiasi detenuto voglia scappare dal carcere. E questo fa giustamente notizia, ma dovrebbe farlo altrettanto il fatto che l'80% dei detenuti rientra in carcere dopo aver scontato la pena, perché non viene rieducato alla cultura della legalità e di una vita e un lavoro onesti".

 

Questo dato si riferisce però all'intero Paese...

"Certamente, ma di quell'80% una buona percentuale riguarda Poggioreale: da quando sono qui non c'è mai stato finora nessun progetto che abbia dato realmente la possibilità al detenuto di rifarsi una vita una volta uscito".

 

Ma 400 detenuti, in 15 anni, da quando lei è il cappellano del carcere, sono riusciti a tornare a una vita normale...

"Premesso che non voglio alcun merito. Ma ci va dato atto che abbiamo creato una comunità di accoglienza che si chiama "Liberi di volare" e che ha sede in una struttura donata dal cardinale Sepe in via Giuseppe Buonomo al Rione Sanità. Qui ospitiamo una quindicina di detenuti che devono finire di scontare gli ultimi anni di pena, ma ci sono anche quelli agli arresti domiciliari e in regime di semi libertà. Ecco la vera rieducazione: misure restrittive alternative al carcere. I detenuti svolgono attività artigianali e laboratori vari, così da favorire il loro concreto reinserimento nella società e nel mondo del lavoro. Oggi molti sono pizzaioli, ristoratori, artisti e artigiani".

 

Qual è l'attuale situazione di Poggioreale?

"Sta letteralmente scoppiando, ma da anni è così. Vergognoso ci siano meno di 20 educatori per 2.400 detenuti che peraltro vivono in celle anguste rispetto a una capienza di oltre 1.400 persone. I problemi sono tanti. Le attività rieducative coinvolgono appena il 10% dei reclusi. Gli specialisti come psicologi e assistenti sociali a disposizione? Al massimo tre o quattro per gli stessi 2.400 detenuti. E cosa ancor più grave è che nessuno viene preso in carico da uno psicologo ad esempio, perché il medico cambia di continuo".

 

Qualche sindacato di polizia penitenziaria si è detto contrario alle attività di cui le parla. Cosa ne pensa?

"Quello di cui non c'è sicuramente bisogno è restringere le attività trattamenti o le celebrazioni religiose. Sarebbe assurdo. I detenuti sono esseri umani e sono già limitati nei loro diritti. Ecco perché credo che l'unica possibilità di un progetto serio di rieducazione e reinserimento sia usufruire di misure alternative a una cella. Tra i circa 400 carcerati che hanno vissuto l'esperienza della nostra comunità di accoglienza, uno o due sono tornati a delinquere".

 

Di chi è la responsabilità affinché un carcere assolva alla sua funzione?

"Anzitutto della politica. Che ben vengano le visite ispettive periodiche di consiglieri regionali o parlamentari, ma se non c'è la volontà di intervenire rimarranno solo sterili passerelle. Va bene denunciare il degrado e le strutture fatiscenti, ma c'è bisogno anche di riformare il nostro sistema carcerario. Finché il carcere rimarrà l'unica istituzione dove far scontare la pena, nulla cambierà. La stessa riforma dell'ex ministro Orlando, che prevedeva tra l'altro sostegni per le comunità di accoglienza, è stata affossata dall'attuale Governo. Noi stessi non abbiamo nessun aiuto dallo Stato".

 

Conosceva l'evaso?

"Non benissimo. L'ho visto poche volte. So che domenica ha partecipato alla messa, dove erano una settantina e non duecento. Ma non è un pericoloso criminale, come lo hanno dipinto. Lo abbiamo aiutato con i beni di prima necessità, perché non ha famiglia e quando era fuori viveva di espedienti".