di Valentino Di Giacomo
Il Mattino, 2 marzo 2020
Intervista a Francesco Cananzi, Segretario nazionale di Unicost, ex componente del Csm e oggi giudice al Tribunale di Napoli. "Questa vicenda fa riflettere molto sul tasso di violenza minorile enorme che c'è in città. Certo, non si può entrare nel merito del caso perché andranno fatte tutte le verifiche da parte dell'autorità giudiziaria, solo dopo si potrà giudicare cosa sia realmente avvenuto. Intanto registriamo sicuramente una tragedia per la morte di un ragazzo di 15 anni e anche per il militare coinvolto".
Il magistrato Francesco Cananzi è consapevole che i passi da fare per evitare queste tragedie sono ancora tanti. L'ennesima morte di un ragazzino napoletano interroga le coscienze, ma soprattutto offre ancora una volta la sensazione di un fallimento dello Stato.
Cosa non funziona?
"La risposta non può che essere corale da parte di tutte le componenti dello Stato mettendo al centro tutti gli attori sociali. È evidente che la parola chiave per dare un segnale non può essere solo la repressione fatta da magistrati e forze dell'ordine, ma soprattutto ci vuole una grande attività di prevenzione attraverso la scuola. Bisogna fare rete per individuare queste sacche di disagio e intervenire in tempi rapidi".
Servono nuove norme o leggi speciali per Napoli di cui si torna a parlare? E ancora: l'abbassamento dell'età imputabile a 14 anni può funzionare?
"Quando ero componente del Csm tenemmo un plenum straordinario proprio a Napoli per affrontare la piaga delle baby gang. Facemmo alcune proposte, come è competenza del Consiglio superiore della magistratura. Dicemmo che non serve la riduzione dell'età imputabile, ma forse può essere utile introdurre e ampliare la possibilità di arrestare i minori per alcune fattispecie di reati che oggi non sono previsti. Questo servirebbe soprattutto per superare quel senso di impunità, anche pienamente consapevole, che troppo spesso avvertono i minori sapendo di non poter essere arrestati. Chiaramente è un discorso in generale, che non riguarda il caso specifico perché non sappiamo se questo ragazzino appartenesse a una gang".
In Parlamento c'è la proposta di portare l'obbligo scolastico a 18 anni, magari tenendo di più a scuola questi ragazzini certi comportamenti possono essere corretti...
"Certo, ma non serve solo far restare più tempo i ragazzi a scuola, ma è anche necessario potenziare l'istituzione scolastica e soprattutto creare una rete di comunicazione tra i vari attori sociali. In questi anni anche la magistratura minorile sta facendo tantissimo. Tra gli interventi più efficaci c'è sicuramente quello di poter togliere la potestà genitoriale per quelle mamme e i papà che non mandano i figli a scuola, ma per fare questo c'è bisogno di risorse e di investimenti soprattutto a Napoli per riuscire a dare una risposta corale da parte dello Stato a questi fenomeni".
Proprio osservando le dinamiche di familiari e amici del ragazzo resta grave la reazione di distruggere un pronto soccorso come pure quei colpi di pistola esplosi contro la caserma dei carabinieri. Come si interviene?
"Reazioni di questo tipo mettono a repentaglio la sanità pubblica, tanto più in momenti di emergenza legati al coronavirus. Su questo vanno fatti interventi immediati. Una volta negli ospedali c'erano i presidi di polizia, poi per razionalizzare i costi sono stati tagliati. Servono nuove assunzioni di agenti perché non bastano interventi tampone, come l'invio di contingenti da altre parti d'Italia secondo logiche solo emergenziali".
Queste reazioni contro i beni pubblici sono dovute al fatto che tutto ciò che è Stato è vissuto come un nemico?
"Può essere vero però bisogna farsi anche la domanda di come lo Stato si presenta ai cittadini. Se si presenta solo con le manette e non anche con servizi adeguati rischia di apparire come un nemico. Su questo la responsabilità è politica che deve garantire la qualità dei servizi senza dimenticare il lavoro che serve come il pane per togliere i ragazzi dai tentacoli della camorra".










