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di Davide Cerbone

 

Il Mattino, 1 giugno 2019

 

Dopo tante sconfitte, una vittoria. Scampia, quartiere-ghetto a Nord di Napoli elevato suo malgrado a paradigma di tutte le Gomorra possibili, in un pomeriggio di maggio finalmente esulta. Lo fa con i suoi figli più giovani: i calciatori dell'under 18 dell'Oratorio Don Guanella, che sabato scorso hanno conquistato il titolo regionale.

Figli di una Napoli minore, sgarrupata e maltrattata: quella della povertà e dell'illegalità, in cui il disagio ambientale si intreccia con quello familiare. A dispetto di questa partenza ad handicap, i piccoli uomini di Scampia, correndo più forte di tutti, quel marchio d'infamia, almeno sul campo, l'hanno cancellato. E hanno scoperto che quella frase un po' ad effetto letta nel Vangelo della domenica può diventare realtà. Che gli "ultimi", come ripete da vent'anni il loro prete-presidente don Aniello Manganiello, qualche volta possono davvero diventare i primi.

Così, sui loro volti di giovani adulti, spunta un sorriso. Lo stesso che don Aniello ha sciolto nelle lacrime. Per una volta, è il confessore a confessare: "Non mi vergogno a dire che mi sono commosso, come i miei collaboratori, con i quali nel 1994 abbiamo fondato la squadra".

Fu lui, ormai vent'anni fa, a difendere dall'arroganza dei camorristi il polveroso rettangolo sul quale, intorno a un pallone, era nata una scommessa: far migrare i ragazzi dagli stradoni anonimi epicentro dello spaccio in quel campo ricavato sotto un ponte che, come un confine, divide la città da un purgatorio chiamato Scampia. "Alcuni delinquenti si erano allacciati abusivamente al nostro contatore dell'acqua, mi arrivavano bollette da 4 milioni di lire. Li denunciai e vennero a minacciarmi", ricorda don Aniello. All'ombra del ponte del Don Guanella si ritrovano oltre 250 tra bambini e ragazzi dai 5 anni in su.

"Abbiamo 13 squadre, compresa la prima, che gioca in Promozione. Chiediamo una quota minima: 11 euro al mese. Chi non può permettersi neanche quella, si iscrive gratis", risponde il presidente con il clergyman, che è viceparroco a Ferentino ma non hai mai reciso il suo legame con Scampia. E racconta con passione di una piccola, grande impresa che ha scelto come sponsor due icone della fede e dell'identità: Gesù e le Vele, entrambi portati sulle magliette con fierezza.

"Sulle divise dell'under 18 e della prima squadra c'è l'immagine di un bambino che gioca a calcio sullo sfondo di una Vela, mentre su quelle dei più piccoli è stampato il titolo del libro di don Aniello, le cui vendite finanziano l'attività sportiva: "Gesù è più forte della camorra". Ma ci sono anche aziende e privati che ci aiutano ad andare avanti", riferisce Gennaro Granato, direttore della Scuola calcio, prima di sgranare un rosario di amarezza e misericordia.

"In ogni squadra abbiamo almeno due o tre giocatori che hanno i papà in carcere, quasi tutti per traffico e spaccio di stupefacenti. Ma tanti di questi padri carcerati ci chiedono di insegnare delle regole ai loro figli. E nel Don Guanella, col permesso del giudice, giocano anche ragazzi agli arresti domiciliari. Noi ci mettiamo il nostro, ma il pezzo più grande lo deve fare la famiglia", sottolinea Granato.

"C'era un ragazzo che sin da piccolo aveva commesso degli errori: ha pagato il suo conto con la legge ed è stato in affidamento qui. Ora è uno dei nostri allenatori ed ha aperto una pizzeria". "Sono le vittorie più belle", commenta don Aniello, spiegando che la chiave sta in una regola semplice: "Dobbiamo fare le cose che piacciono ai ragazzi, per insegnare loro il rispetto delle regole e degli avversari, la legalità, soprattutto l'autocontrollo e l'importanza dello studio, della cultura, dell'impegno".

Il risultato è un trionfo dell'inclusione: dai calci del Don Guanella, infatti, non passa soltanto la lotta alla sottocultura criminale, ma anche quella al razzismo. "Con l'under 18 si allena dall'inizio della stagione un immigrato africano arrivato con uno dei tanti barconi della speranza. Anche se per motivi burocratici non ha potuto firmare il tesserino, è diventato parte del gruppo".

Nella squadra campione regionale, allenata da Raffaele Giannoccoli, non mancano le promesse: "Ciro Capasso - dice Granato - è attaccante nella Spal under 16 e Edoardo Colonna, attaccante di 15 anni, gioca con la Paganese, mentre alcuni under 18 hanno già esordito nella nostra prima squadra: il portiere Umberto Campanile, 17 anni, Antonio Spina, attaccante, Danilo Giuditta, difensore e il terzino Michele Arianiello, che a 18 anni è al secondo campionato di Promozione. Il nostro obiettivo è farli diventare uomini onesti e liberi. Se poi diventano anche calciatori, ben venga".