di Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno, 18 giugno 2019
Basentini dopo i disordini: presto lavori al padiglione Salerno. "Le proteste nel carcere di Poggioreale, provocate, secondo una prima ricostruzione, dal presunto ritardo nelle cure a un detenuto ritenuto in gravi condizioni di salute, hanno in realtà solo fatto precipitare una situazione determinata dallo stato di gravi condizioni di fatiscenza del padiglione Salerno": questa l'impietosa analisi di Francesco Basentini, capo dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, che ieri mattina ha visitato l'istituto al centro della violenta rivolta di domenica.
Circa duecento detenuti hanno messo a soqquadro celle e corridoi del padiglione, minacciando gli agenti con pezzi di mobili e altri oggetti. La rivolta è poi rientrata al termine di una trattativa condotta dal comandante del reparto di polizia penitenziaria, Gaetano Diglio, e dal provveditore regionale, Giuseppe Martone.
I più violenti tra i protagonisti della rivolta sono stati trasferiti in altre carceri. Il capo del Dap, accompagnato da Maria Luisa Palma, direttrice dell'istituto, dal provveditore regionale e da Samuele Ciambriello, garante dei diritti dei detenuti della Campania, ha visitato tutti i reparti del padiglione dove si è svolta la protesta e ascoltato a lungo le ragioni dei detenuti.
Al termine della visita, Basentini ha parlato di "condizioni di deterioramento strutturale innegabili, per affrontare le quali è stato disposto, con l'Ufficio tecnico del Provveditorato, un cronoprogramma di lavori, da interventi immediati per rendere vivibile il reparto fino alla ristrutturazione complessiva del padiglione. Si è inoltre accertato e chiarito che Luciano De Luca, il detenuto affetto da gastroenterite era già stato accompagnato al pronto soccorso e dimesso in quanto dai medici non era stato ritenuto necessario il ricovero".
Dopo i colloqui con il capo dipartimento, gli stessi reclusi che avevano organizzato la protesta hanno provveduto a ripulire le aree danneggiate. La madre di Luciano De Luca, Tina, tuttavia non è convinta che l'emergenza sia stata superata. "Mio figlio - racconta in lacrime - è uno scheletro. Venerdì, quando l'ho visto, era tutto viola intorno agli occhi. Non so spiegare quello che sta passando. Ha sbagliato, deve pagare e lo sta facendo, ma non deve rimetterci la vita. Mi hanno riferito - prosegue - che i risultati delle le analisi sono buoni.
Eppure, quando stamattina ho chiesto di sapere come sta, le guardie penitenziarie si sono limitate a dirmi: pensiamo che stia bene. Nella cella in cui era detenuto, nel padiglione Salerno, erano in 15. È svenuto più volte e un altro recluso che se n'è accorto ha urlato per farsi sentire, per chiedere aiuto. Oggi alcuni compagni di cella di mio figlio sono stati trasferiti per punizione, ma quelle persone hanno solo voluto aiutare Luciano. Le condizioni dei detenuti nel carcere sono pessime".
L'avvocato di De Luca, il penalista Celestino Gentile, non è riuscito ancora a incontrarlo: "Sembra che gli stiano somministrando delle flebo e che non sia in grado di svolgere il colloquio con il difensore. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà mia cura tornare in carcere per verificare il suo stato di salute. Magari, se è il caso, chiederò anche di far entrare un medico scelto dalla famiglia per farlo visitare. Il punto è che, secondo l'ordinamento, serve l'autorizzazione della direzione del carcere. In sua assenza non è possibile far entrare un medico. La cosa strana e preoccupante è che, come mi ha spiegato la madre, già venerdì il giovane manifestava segni di profondo malessere".










