di Giuseppe Crimaldi
Il Mattino, 8 settembre 2019
Si sono dati appuntamento ieri in piazza Nazionale per "dare voce a chi non ce l'ha", come ha spiegato la moglie di un recluso. Una manifestazione - quella organizzata ieri da alcuni movimenti e da semplici cittadini.
Una cinquantina di persone - soprattutto donne: madri, moglie e figli di persone che scontano in carcere i loro debiti con la giustizia. Scopo della manifestazione, che si è svolta pacificamente, resta quello di denunciare le drammatiche, talvolta addirittura inumane condizioni di vita dei detenuti di Poggioreale.
Un carcere che vanta il triste primato del più elevato sovraffollamento d'Italia e d'Europa. I parenti dei reclusi denunciano anche casi di presunta malasanità, di lentezze esasperanti per chi vive in cella ma ha bisogno di assistenza sanitaria, e di condizioni quotidiane allucinanti: ci sono celle nelle quali vengono ospitate fino a dieci-dodici persone.
A Poggioreale, sottolineano i manifestanti, l'obiettivo del recupero umano e sociale del detenuto è solo una chimera. In prima linea tra gli organizzatori c'era Pietro Ioia, che ha fondato l'associazione detenuti organizzati (e denunciato alla magistratura inquirente anche presunti, gravi casi di maltrattamenti a Poggioreale nella cosiddetta "Cella zero"); presenti anche i Radicali, con l'avvocato Raffaele Minieri, e rappresentanti del centro sociale "Iskra" di Bagnoli.










