di Rosanna Borzillo
Il Mattino, 11 aprile 2020
Si rivolge ai detenuti in "questi giorni difficili, pieni di paure e di preoccupazioni" e li chiama "carissimi amici": l'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, sceglie di scrivere a chi "vive in una condizione di restrizione, resa ancora più dura dal virus, diffusosi in Italia".
A loro dedica una lettera di incoraggiamento e, in questa Settimana Santa, invita a non "avere paura". L'arcivescovo ricorda il brano del Vangelo in cui viene riferito che Gesù stava nella barca con i discepoli "anche allora - dice - intorno c'era la tempesta e sembrava che tutto e tutti stessero per naufragare". "Una situazione - dice Sepe - che vi rende simili alle altre persone libere, che sono costrette a restare a casa e non si possono incontrare con gli amici e i parenti, come si era abituati a fare". Tutti temono la tempesta, tutti pensano che sia la fine.
"E questo ci rende tutti un po' carcerati e ci unisce a voi in questo tempo in cui ciascuno, però, è chiamato a fare la propria parte per evitare che il virus si possa propagare". L'invito ai detenuti è, perciò, a mantenere la calma, a sostenere i compagni più fragili e in difficoltà, a pregare il Signore, che non ci farà mancare il suo sostegno. "Gesù - ricorda Sepe - sgridò il vento e disse al mare: "Taci, calmati!". Il vento cessò e vi fu grande bonaccia".
Ai detenuti (a cui Sepe ha dedicato l'anno pastorale con la Lettera "Visitare i carcerati", ispirata all'opera di misericordia), aggiunge: "non siate paurosi! Gesù disse ai discepoli: "Non avete ancora fede?". E a noi ripete di non avere paura e di continuare a rivolgerci a lui con fede e speranza". E, poi, un appello: a mantenere la calma. "Capisco - scrive ai detenuti - che anche voi siate in ansia per voi stessi e per le vostre famiglie, e che la condizione di reclusione vi tiene lontani dai vostri affetti in un momento così pieno di incertezze".
La sospensione dei colloqui con i propri familiari, per impedire che il contagio possa entrare all'interno del carcere, ha inasprito paure e animi. L'arcivescovo ribadisce: "So che state comunicando soltanto attraverso i telefonini cellulari, anche con chiamate in video, ma certo non è la stessa cosa che vedersi di persona; tuttavia è comunque un modo per non interrompere i legami e per guardare negli occhi le persone a cui volete bene". Poi un incoraggiamento per gli "amici" che Sepe raccomanda, in modo particolare, nella preghiera alla Vergine, benedicendo "mogli, figli e madri a cui va un abbraccio paterno".










