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di Goffredo Buccini

Corriere della Sera, 12 settembre 2023

Il messaggio chiaro dei boss a pochi giorni dalla visita di Meloni e dai blitz delle forze dell’ordine al Parco verde. Non bastano reportage embedded, ma tocca a scuole e mastri. E il percorso è lungo. Il messaggio è chiaro: noi siamo ancora qui, non illudetevi. È una vera rivendicazione territoriale quella che i clan hanno deciso di mettere in scena a Caivano. Una “stesa” in piena regola poco prima di mezzanotte tra le palazzine sgarrupate di Parco Verde, con sparatoria in viale delle Margherite, ostensione di armi pesanti e passamontagna sul viso, e una raffica di colpi contro un’auto parcheggiata in via Pio IX nemmeno dodici ore dopo. Nessun ferito, ma tutta la simbologia di Gomorra in campo. Nel codice camorrista il prestigio è tutto.

Dunque la prima, facile lettura dell’accaduto è che i boss, avendo patito lo “sfregio” del blitz voluto dal governo una settimana fa con centinaia di agenti all’opera e decine di perquisizioni nelle piazze dello spaccio, hanno deciso di rispondere. “I topi si sentono stanati”, ha commentato il sempre presente don Patriciello su Facebook. Parrebbe in atto, insomma, una battaglia di marketing fra Stato e Antistato con due offerte contrapposte: di qua speranza e regole, di là paura e omertà.

Del resto, il generale Dalla Chiesa spiegava che la mafia si batte mostrando al cittadino quanto sia più comodo far valere i propri diritti senza genuflettersi davanti a un mammasantissima. Si tratta ovviamente di tradurre questi diritti nella realtà di ogni giorno: il consenso in certi posti si guadagna con pratiche di legalità quotidiana. E qui la lettura degli eventi in uno dei ghetti più problematici d’Italia si complica ed emergono i limiti della grande parata di forze dell’ordine in favore di telecamera del 5 settembre. È un passo, certo: e sarebbe da stolti dolersene.

Ma è il primo passo di un percorso lunghissimo, che non si può risolvere in un paio di reportage “embedded” e un decreto in verità di assai improbabile applicazione. Quel percorso tocca le scuole e i maestri: ne verranno di nuovi, ha promesso il ministro Valditara, ma bisogna che restino e abbiano una vita decente. E tocca soprattutto il cuore e le menti dei giovanissimi. Nella disattenzione dei media, questa sfida se la stanno giocando in pochi da quelle parti. Lo stesso Patriciello. La preside Eugenia Carfora, che ha trasformato il suo istituto in un’ambasciata dello Stato italiano in terra ostile. Il capitano della compagnia, Antonio Cavallo, beniamino dei bambini. Urgono rinforzi: magari a telecamere spente.