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di Antonio Averaimo

Avvenire, 3 giugno 2026

Nel penitenziario, che ospita oltre 2mila persone, si è dovuta annullare una funzione religiosa per via del sotto organico. Don Enzo Miranda: “Da tempo ci sono difficoltà, ma domenica scorsa la situazione è esplosa definitivamente”. La carenza di agenti di custodia è l’altra faccia del problema del sovraffollamento che affligge le carceri italiane. Domenica scorsa, erano talmente pochi nel penitenziario napoletano di Poggioreale che si è giunti a sopprimere la Messa domenicale, alla quale partecipa normalmente oltre un centinaio di detenuti. “Difficoltà ce ne sono sempre state negli ultimi anni, ma domenica la situazione è esplosa definitivamente, per così dire”, racconta uno dei cappellani del carcere, don Enzo Miranda.

“Eravamo in attesa che i detenuti scendessero dai padiglioni per raggiungere la cappella. Ci è stato infine detto che la celebrazione era stata annullata perché non c’erano abbastanza agenti per garantire l’ordine. Già altre volte c’erano stati problemi, di fronte ai quali abbiamo cercato di essere quanto più possibile comprensivi, ma stavolta si è arrivati addirittura a non garantire la celebrazione”.

Non è una questione di poco conto, questa, per la Chiesa impegnata in carcere, visto che il diritto a professare la propria fede è garantito dalla Costituzione e dall’ordinamento penitenziario. E non è nemmeno la prima volta che a Poggioreale - carcere-simbolo del sovraffollamento, che ospita oltre 2mila persone a fronte di una capienza di 1.200 - si deve annullare un’attività religiosa per le stesse ragioni che, domenica, hanno portato alla soppressione della celebrazione eucaristica. Recentemente, infatti, anche due catechesi - di quelle che si tengono quotidianamente con i detenuti dei vari padiglioni del penitenziario napoletano - sono state annullate a causa della mancanza di un numero adeguato di agenti di custodia, con i volontari dell’arcidiocesi di Napoli che sono stati costretti a tornare a casa.

Un altro detenuto, che doveva fare la Prima Comunione, è stato accompagnato in cappella solo a celebrazione già iniziata. “Il problema nasce a monte - sostiene don Enzo. La politica e l’amministrazione penitenziaria devono farsi carico di queste questioni, ma c’è ancora troppa approssimazione riguardo al carcere all’interno del dibattito pubblico. Il risultato sono carceri-discariche sociali, nelle quali si entra con la consapevolezza di aver commesso un reato e si esce, paradossalmente, con quella di averne subito un altro, pronti a vendicarsi nei confronti dello Stato. Un sistema carcerario del genere dà vita, del resto, a vere e proprie “università del crimine” interne agli stessi penitenziari, come dimostra la storia delle mafie italiane”. Per il cappellano di Poggioreale, “la stessa polizia penitenziaria è vittima di questa situazione. Per questo motivo - dice -, invito sempre tutti quelli che vivono il carcere a evitare una inutile “guerra tra poveri”“.

Il sottodimensionamento degli agenti di custodia ha effetti non solo sulle attività religiose (e su quelle formative), ma anche sullo stesso diritto alla salute dei detenuti. “Su 12 persone che dovevano sottoporsi alle visite, solo il 50% riusciva a essere visitato dai medici. Come si è risposto? Facendo diventare sei i pazienti da visitare… Ma questo non risolve affatto il problema, perché ci saranno sempre altri sei che dovranno attendere”, fa notare Antonio Mattone, portavoce della Comunità di Sant’Egidio di Napoli, che porta avanti diverse attività di volontariato nel penitenziario campano.

“Per non parlare del fatto che i dottori ruotano ogni tre mesi - sottolinea Mattone -. Ultimamente è nato un altro problema, con l’arrivo di medici iraniani che faticavano a esprimersi nella nostra lingua. È chiaro che ci sono dei problemi organizzativi che negano la funzione rieducativa del carcere e che privano i detenuti di loro diritti. Problemi, questi, con cui bisogna fare necessariamente i conti”. Per l’esponente della Comunità di Sant’Egidio, “è inutile riempirsi la bocca con la Costituzione, magari in occasione della Festa della Repubblica, quando poi quella Costituzione non viene rispettata”.