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di Irene de Arcangelis

 

La Repubblica, 2 luglio 2019

 

Poggioreale, negli ultimi tre giorni tre detenuti morti. Gli avvocati penalisti della Onlus "Il carcere possibile" scrivono al presidente della Repubblica: "Incivile sproporzione tra presenze e posti effettivamente disponibili".

Caldo insopportabile, celle sovraffollate e senza spazio vitale, nessuna prospettiva per i giorni a venire. Questa la fotografia del carcere di Poggioreale alla luce dei recenti avvenimenti. Negli ultimi tre giorni tre detenuti morti: uno per cause naturali (settant'anni ex tossicodipendente), due perché si sono tolti la vita.

Tutto nello stesso carcere teatro, lo scorso 16 giugno, di una rivolta nel padiglione Salerno, quando i detenuti devastarono le loro celle per protestare contro il mancato trasferimento in ospedale di un detenuto con la febbre alta. Struttura che raggiunge l'insostenibile quota di 2.300 ospiti e dove domenica è avvenuto un altro suicidio, un cinquantenne in carcere per la prima volta nella sua vita. Arriva dunque l'allarme da più parti, a cominciare dal Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria).

"Siamo preoccupati - dicono al Sappe - perché agli annunci di sfollamento della struttura dopo la rivolta nel padiglione Salerno non è seguito alcun provvedimento concreto. Il carcere di Poggioreale ha oggettive difficoltà che meriterebbero urgenti interventi da parte dell'amministrazione penitenziaria che però non vengono adottati".

La deputata 5 Stelle Gilda Sportiello ieri va in ispezione a Poggioreale e commenta: "La visita conferma che Poggioreale è una struttura penitenziaria incompatibile con la detenzione". Si rivolgono invece con una lettera, direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, gli avvocati penalisti della Onlus "Il carcere possibile", presieduta dall'avvocato Anna Maria Ziccardi. "In questi anni di lavoro - si legge - abbiamo visto più volte mutare lo stato del pianeta carcere e il clima all'interno e al di fuori di esso, in un alternarsi di stagioni di luce (poche) e di anni di buio, molti. Eppure, non abbiamo mai assistito a quanto sta accadendo in questi ultimi mesi all'interno dei nostri istituti di pena".

Quindi l'elenco delle numerose rivolte nelle carceri (da Trento a Campobasso) fino a Poggioreale. "Impossibile - si legge - dimenticare coloro che, persa ogni speranza di essere ascoltati, hanno deciso di farla finita o di compiere gesti estremi. Dal 2018 a oggi: 87 suicidi (dati nazionali), più di mille quelli sventati dall'intervento della polizia penitenziaria, e migliaia di atti di autolesionismo.

Si sottolinea, proprio come nel caso di Poggioreale, "la incivile sproporzione tra presenze e posti effettivamente disponibili, che continua ad essere aggravata dalle tragiche condizioni strutturali di molti penitenziari e dall'assoluto fallimento dell'assistenza sanitaria, le cui croniche e gravissime inefficienze sono sovente la causa prima delle sommosse". Così "le nostre carceri sono polvere pirica destinata a incendiarsi a ogni scintilla".

I penalisti de "Il carcere possibile" si appellano dunque a Mattarella e al suo ruolo di garante della Costituzione, affinché "voglia valutare l'opportunità di esercitare la sua autorevolezza e le sue prerogative per esortare le istituzioni tutte a prendere atto della drammaticità della situazione e ad adottare i provvedimenti necessari a rendere i nostri istituti detentivi, e la vita che in essi si svolge, conformi alle leggi nazionali e sovranazionali e degne di uno stato democratico occidentale".