di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 17 ottobre 2025
Un sogno che prende forma, un progetto che sta diventando realtà. Un teatro da restaurare per i ragazzi di Nisida, quelli del carcere di mare, che ieri hanno vissuto una giornata particolare. Hanno assistito all’impegno di istituzioni e sponsor privati per la rinascita del teatro a Nisida e hanno incrociato per una intera mattinata il dialogo con ragazzi poco più grandi: gli studenti e i volontari dell’Università Luiss, giovani con cui condividere una certa idea di futuro.
Una svolta concreta, ieri a Coroglio, grazie al progetto della Fondazione Severino, animato dalla docente (ed ex ministro della Giustizia) Paola Severino, per la rinascita del teatro donato da Eduardo ai giovani reclusi dell’istituto minorile. Un progetto che ha intercettato la disponibilità concreta da parte di finanziatori privati, ma anche del Ministero, che dovrebbe decollare entro la prossima primavera. Tra il 2026 e il 2027 la realizzazione di un’idea di casa circondariale, legata alla formazione culturale, all’espressività, al rigore scenico, al lavoro di gruppo. C’è un flashback doveroso, come emerge dalle immagini ricavate dagli archivi Rai: anno 1981, l’allora senatore Edoardo De Filippo risponde all’appello dei giovani detenuti del carcere minorile Filangieri.
Immagini in bianco e nero, mentre Edoardo chiede ai microfoni nazionali: “Chi sarebbe disposto ad assumere degli avanzi di galera?”. Una domanda che impone ancora oggi, a distanza di 44 anni, una riflessione sulla necessità di creare opportunità di inserimento. Tocca alla professoressa Severino spiegare il senso della sua iniziativa: “Provo in questo posto esperienze contrastanti: le stanze chiuse e la maestosità del mare, un terribile contrasto tra restrizione e bellezza del posto.
Abbiamo deciso di valorizzare il teatro per riassumere la contraddizione in cui vivono questi ragazzi: il teatro è un luogo chiuso in cui si scatenano libertà, fantasia, espressività”. Poi un ragionamento sulla recidiva: “Gli studi ci dicono che se c’è un lavoro tra mondo di fuori e mondo di dentro si abbassa la percentuale di recidivi”. Guarda negli occhi i ragazzi di Nisida e li invita a una riflessione: “Vedete quanti sistemi si parlano attorno a questo progetto? Fondazione Severino, Ministero, associazioni, interventi di privati”.
Grazie alla moderazione della giornalista Gaia Tortora, si alternano voci, esperienze e prospettive differenti. Tocca all’avvocato Eleonora di Benedetto della Fondazione Severino commentare le immagini dei primi anni Ottanta: “C’era un deficit di attenzione nei confronti dei più giovani. Edoardo lo ha capito e ha donato un teatro alla città di Napoli perché conosceva il potere salvifico del teatro, per questo come Fondazione abbiamo raccolto la sfida per mantenere vivo il sogno di Eduardo”.
È il momento del direttore de Il Mattino Roberto Napoletano che si rivolge ai giovani detenuti: “Per occuparci di chi sta dentro dobbiamo parlare con loro, con questi ragazzi, ma anche lavorare bene all’esterno dei penitenziari. Mancavo da Napoli da trent’anni ed ero stanco del racconto tutto in negativo che si fa di questa città. Come giornalisti non bisogna fare sconti alla realtà, ma la realtà va raccontata in tutti i suoi aspetti, rinunciando a priori a stereotipi precostituiti”. Poi, il racconto di un antefatto: “Pensate - spiega il direttore de Il Mattino - l’armatore di America’s Cup ha raccontato di aver scelto Napoli come sede delle regate perché la ritiene una città sicura, dove si sanno organizzare gli eventi.
Chiaro? Sicurezza e capacità organizzativa, come per altro emerso di recente con le centinaia di migliaia di persone che si sono riversate in strada per i concerti, le kermesse artistiche, per la vittoria dello scudetto: qui c’è stata una gioia collettiva durata dieci giorni, senza neppure un ferito. A Parigi per la vittoria della Champions ci sono stati tumulti, morti, feriti e arresti”. Un invito dunque a “coltivare il futuro, a sentirsi futuro. È un fatto che anche i giovani hanno abbandonato la prospettiva del posto fisso, superata alla luce delle opportunità offerte dalla nuova trama di start up e di piccole e medie imprese”.
Tocca alle istituzioni intervenire sui progetti in campo e su quelli realizzati. Spiega il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari: “Abbiamo investito in più istituti minorili, ma siamo attenti anche al mondo esterno, come appare evidente dal modello Caivano, a proposito della possibilità di valorizzare sport e attività rieducative, al di là dei meri interventi di polizia giudiziaria”.
Nella sala riunioni spiccano i vertici degli uffici giudiziari napoletani, tra cui il presidente di Corte di Appello Maria Rosaria Covelli, il procuratore generale Aldo Policastro, la procuratrice per i minori Patrizia Imperato e il presidente del Tribunale per i minori Paola Brunese. È il momento dell’arte. Interviene l’attore Ninetto Davoli, un curriculum che va da Pasolini a Totò, passando proprio per il teatro di Edoardo: “Bisogna dare una possibilità a tutti - arringa - in fondo chi è che non ha mai sbagliato?”.
Scorrono le immagini del film La Salita, prodotto da Riccardo Brun, di Massimiliano Gallo, mentre un invito a sostenere progetti di formazione viene ribadito da monsignor Davide Milani, segretario generale della Fondazione Pontificia Gravissimum educationis. Arte e formazione, detenzione e rispetto delle regole, dunque. Un concetto approfondito dal capo del dipartimento per la giustizia minorile e di comunità Antonio Sangermano: “Il carcere non può essere solo custodia passiva, assieme alla sicurezza ci deve essere un percorso che consenta ai ragazzi di recuperare il senso di responsabilità e dello stare insieme. È così che crediamo in questo progetto”.











