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ansa.it, 28 novembre 2025

Ciambriello, “generare umanità, responsabilità e speranza”. Questa mattina, presso i locali della Parrocchia San Francesco Caracciolo, a Miano, si è tenuto l’evento conclusivo di “Un’altra chance”, progetto promosso dalla Cooperativa “Il Quadrifoglio”, finanziato da Cassa Ammende e dalla regione Campania in collaborazione con l’Ufficio del Garante campano delle persone private della libertà personale, l’Ufficio Uiepe ed il Provveditorato campano dell’amministrazione penitenziaria. Il percorso, avviato lo scorso aprile si è concluso coinvolgendo 11 persone in esecuzione penale esterna presso la Parrocchia di Miano e 10 ristretti del Padiglione Firenze del Carcere di Poggioreale. “Un’altra chance” è stato strutturato in più fasi: partendo dall’orientamento e dal bilancio delle competenze individuali, sono state proposte ai partecipanti attività mirate al sostegno della genitorialità nonché al recupero/rafforzamento delle competenze informatiche di base.

All’evento finale sono intervenuti: Samuele Ciambriello, Garante delle persone private della libertà personale della Campania, Lidia Ronghi, Presidente della Cooperativa “Il Quadrifoglio”, le rappresentanti dell’Ufficio Uiepe di Napoli, Ughetta Pumilia e Dora Guastella e Padre Carlo De Angelis, cappellano presso il Centro penitenziario “P. Mandato” di Secondigliano. “Mi batterò - ha detto Ciambriello - perché vengano investiti ancora fondi in iniziative che favoriscano il cambiamento dei ristretti.

Sono piccole cose dal valore non quantificabile, inestimabile. Non è nei numeri che siamo soliti misurare l’importanza di iniziative simili, ma nella loro capacità di generare umanità, responsabilità e speranza. Il carcere non deve essere un luogo di sola detenzione, ma di rieducazione e reinserimento sociale. In Italia, al giorno d’oggi, 63 mila detenuti in totale, all’incirca 15 mila in più rispetto la capienza massima.

Ci sono 8 mila persone nelle carceri italiane di cui 904 in Campania devono scontare solo un anno di carcere, non avendo reati ostativi o reati di sangue e 302 solamente sei mesi di carcere. Servirebbero strutture e misure alternative che fungano da ponte, come la cooperativa “Il Quadrifoglio”, dal valore inestimabile. È fondamentale dare la possibilità di trascorrere del tempo e fare al contempo esperienze di vita con detenuti ed ex detenuti, solo in questo modo si può raggiungere un reale cambiamento”.