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di Victor Castaldi

 

Il Dubbio, 18 febbraio 2021

 

I magistrati ribadiscono il ruolo "imprescindibile" del regime di detenzione "Nella lotta alle cosche si deve avanzare e non si può mai tornare indietro". Nemmeno la pandemia di Covid- 19 sembra sgretolare la granitica certezza della Direzione nazionale antimafia sul carcere duro. L'emergenza mafiosa, secondo i procuratori deve essere trattata con mezzi e leggi speciali, indipendentemente dai rischi della detenzione in un contesto di allarme sanitario come quello che sta vivendo l'intero pianeta. Le scarcerazioni degli ultimi mesi dovute a evidenti ragioni di emergenza coronavirus e all'aumento esponenziale dei contagi negli istituti di pena non sono affatto piaciute alla Dna che, al contrario ribadisce il ruolo "imprescindibile" del 41bis per la lotta alla criminalità organizzata, invitando tutti a non arretrare di un millimetro.

Queste linee guida sono sottolineate nella relazione annuale pubblicata ieri che rimane nel solco ideologico di quelle che l'hanno preceduta: "Il sistema penitenziario, già appesantito dalla cronica situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari, non ha retto all'impatto con la grave pandemia che ha colpito il Paese, né le misure emergenziali adottate per contenere il rischio di contagio epidemiologico tra i detenuti e tra gli addetti alla custodia degli stessi si sono rivelate adeguate alla gravissima compromissione degli standard di sicurezza all'interno delle carceri".

In tal senso la relazione si addentra sul regime carcerario del 41bis, criticando aspramente tutti coloro che ne chiedono l'attenuazione per ragioni umanitarie, una prospettiva che per i relatori della Dna equivale a mostrarsi deboli nei confronti delle cosche: "Il regime deve essere potenziato e mai attenuato, atteso che sul fronte della lotta alla mafia si può solo avanzare e non arretrare e che, in tale contesto, il ruolo dell'istituto previsto dall'art. 41bis è imprescindibile. Si tratta pertanto di un ruolo che va potenziato con nuovi investimenti per la creazione di strutture adatte allo scopo e non certo depotenziato o rispetto al quale si possa addivenire ad una limitazione dei soggetti sottoposti per ragioni diverse dal venir meno della loro capacità di comunicare in maniera efficace con l'organizzazione criminale nella quale continuano ad avere un ruolo di vertice".

Infine la relazione traccia un bilancio dell'attività mafiosa in questo anno di pandemia con un'affermazione paradossale: "Nella prima fase di piena emergenza epidemiologica, le organizzazioni criminali hanno cercato di evitare azioni palesi in grado di creare e aumentare le tensioni sociali, ma dietro questa facciata di immobilismo, si è avuta una prosecuzione dei tradizionali business".