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di Giovanni Viafora

Corriere della Sera, 19 novembre 2024

Gino Cecchettin, padre di Giulia: “Il mio è soltanto uno sforzo d’amore. Problemi con il governo? Solo se il nostro spirito non verrà capito, ma il nostro sforzo educativo è rivolto all’amare”.

Gino Cecchettin, il patriarcato è davvero “finito”, come dice Valditara?

“Ma lui l’ha descritto benissimo. Non è che se neghi una cosa questa non esiste”.

Cosa intende?

“Che il ministro ha parlato di soprusi, di violenze, di prevaricazione. È esattamente quello il patriarcato ed è tutto ciò che viene descritto nei manuali. Mi sembra solo una questione di nomenclatura. È la parola, oggi, che mette paura: “patriarcato” spaventa più di “guerra”“.

Il ministro sostiene che sia ideologia. Cosa ne pensa?

“Semplicemente che non dovremmo vederla così. È un problema sociale, non ideologico. Quando ci riapproprieremo tutti del significato di questa parola, vorrà dire che avremmo fatto metà della strada”.

E sulla questione dell’immigrazione illegale che sarebbe alla base dell’aumento della violenza sulle donne (sempre Valditara)?

“Vorrei dire al ministro che chi ha portato via mia figlia è italiano. La violenza è violenza, indipendentemente da dove essa arrivi. Non ne farei un tema di colore, ma di azione. Di concetto”.

In sala, alla Camera, ha letto i messaggi di aiuto che le arrivano quotidianamente da donne in pericolo...

“Sono donne che spesso si sono già trovate davanti un muro di gomma. Di fronte alle loro richieste ci si sente impotenti. Loro sanno benissimo che a volte hanno a disposizione solo qualche ora, si trovano sul baratro e non si riesce a fare niente. La Fondazione nasce anche per dare una voce a tutte queste donne. Ma c’è tanto da fare”.

Per esempio?

“Esiste una questione legata alla prontezza con cui si interviene. Le forze dell’ordine seguono pedissequamente i protocolli. Ma forse è giunto il momento di cambiarli. Per alcune persone è davvero questione di tempo”.

Ha parlato di una “missione”: portare l’educazione all’affettività nelle scuole...

“È il progetto principale. Il tema educativo è nello statuto. Abbiamo coinvolto alcuni dei più importanti specialisti italiani, dalla professoressa Chiara Volpato della Bicocca a Barbara Poggio dell’Università di Trento. Ma vorrei citare anche Irene Biemmi di Firenze, il linguista Lorenzo Gasparrini. Partiremo con gli incontri nelle scuole già dalla prossima settimana”.

Non teme di trovare difficoltà (specie con questo governo)?

“Se lo spirito non verrà capito appieno, sì. Ma il nostro è un sforzo educativo rivolto all’amare, non all’odiare. Per questo sono sicuro che non ci saranno problemi”.

Qual è stato l’ostacolo più duro da affrontare fin qui?

“Prodigarsi per gli altri a volte viene visto come un apparire. Non è così. Io non riesco a percepire ancora tutto quello che è stato costruito. Vado avanti a testa bassa, vedo solo dei frammenti. Dico sempre che si può essere aderenti alla Fondazione anche senza aderire. Mi spiego: basta applicare gli insegnamenti di Giulia, essere predisposti a seguire l’amore e l’altruismo per esserci vicini”.

Il 18 novembre di un anno fa le dissero (e dissero a tutta Italia) che il corpo di Giulia era stato trovato...

“Mi chiamò l’avvocato. Voleva che lo sapessi da lui e non dai giornali. Ebbi un crollo”.

Oggi Giulia dov’era?

“Più vicina che mai. Alle volte l’ho vista sorridere vicino a me. Potrebbero essere illusioni, ma l’ho vista. E vuol dire che è una cosa positiva. Giulia è una guida ed è un’ispirazione”.

Elena e Davide, i suoi figli, alla Camera non c’erano...

“Cercano di studiare. Oggi il primo messaggio è stato il loro: “Papà, siamo con te”“.

E il suo futuro?

“Mi resta la forza di un movimento che abbiamo generato. Si è creata un’onda, che vorrei che si autoalimentasse. E questo indipendentemente da me”.