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di Luca Ingegneri


Il Gazzettino, 4 settembre 2019

 

Sta affrontando con risultati apprezzabili il lungo percorso di rieducazione ma non ha ancora raggiunto una condizione psicologica tale da poterne escludere la pericolosità sociale. É con questa motivazione che il magistrato dell'Ufficio di Sorveglianza di Padova Tecla Cesaro ha negato il primo permesso premio a Donato Bilancia, il serial killer che, in appena sei mesi, tra il 1997 e il 1998 aveva insanguinato Liguria e Piemonte consumando diciassette omicidi e accumulando condanne per complessivi 13 ergastoli e 28 anni di reclusione.

Sessantotto anni compiuti a luglio, Bilancia è in carcere dal 6 maggio 1998 ma da circa otto anni ha potuto lasciare il regime di isolamento per poter essere inserito nei circuiti detentivi comuni all'interno della Casa di reclusione di strada Due Palazzi. Solidarietà, lavoro e studio hanno caratterizzato il suo lento percorso riabilitativo, scandito finalmente da comportamenti esenti da rilievi di natura disciplinare, in netto contrasto con quanto accaduto nei primi anni di carcerazione.

Da circa un paio di anni Bilancia coltiva un sogno, fin qui rimasto irrealizzato. Quello di incontrare un bimbo di nove anni, di origini cinesi, affetto da sindrome di Down, cui eroga una parte del suo trattamento pensionistico, con l'obiettivo di assicurargli un regolare ciclo di studi. Il piccolo vive all'Opera della Provvidenza Sant'Antonio di Sarmeola, alle porte della città.

Ed è in questo ambito protetto che il pluriomicida vorrebbe incontrare il bambino, assieme al cappellano del carcere don Marco Pozza, che lo sta sostenendo nel percorso di fede e che ha definito questo particolare legame con il minore "una delle più sincere e disinteressate gesta di carità che mi è capitato di vedere in questi sette anni di lavoro".

La stabilizzazione della condotta comportamentale, il particolare impegno negli studi (quattro gli esami sostenuti alla facoltà universitaria di Progettazione e Gestione del turismo culturale dopo il diploma in ragioneria e la buona conoscenza di tre lingue straniere), nelle attività carcerarie, come componente della commissione cucina cui partecipa ogni mattina, e la sincera compartecipazione emotiva nei momenti in cui ha potuto esprimere il proprio dispiacere per i crimini del passato non sono stati ritenuti sufficienti per la concessione del permesso premio.

Secondo il magistrato di sorveglianza "non sono stati acquisiti elementi tranquillizzanti sotto il profilo della pericolosità sociale". In quei sei mesi d'inferno in cui ha firmato diciassette delitti Bilancia ritiene di essere stato colpito da una specie di malattia, non controllabile ma limitata nel tempo, da cui ora sarebbe però guarito. Non si è però mai sottoposto ad un percorso psicoterapeutico che lo obblighi ad una revisione in chiave critica dei suoi orribili comportamenti.

Ed è questo l'aspetto che non convince il giudice: "La conclusione del percorso avviato soltanto nel marzo scorso - scrive la dottoressa Cesaro - consentirebbe da un lato di comprendere l'origine delle gravissime condotte che Bilancia giustifica con sentimenti di rabbia e frustrazione per il tradimento da parte di un amico e con l'utilizzo di cocaina, di cui tuttavia non si trova alcun riscontro, dall'altro di capire se egli sarebbe in grado di gestire adeguatamente momenti di frustrazione e rabbia nel momento in cui venisse a trovarsi fuori dell'ambiente contenitivo del carcere". Almeno per ora il serial killer dovrà quindi rinviare l'atteso incontro con il bimbo cinese. Mancano le rassicurazioni necessarie per poter beneficiare dell'esperienza premiale.