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di Roberto Saviano

Corriere della Sera, 10 giugno 2022

Cosa deve accadere ancora negli Usa perché si mettano da parte le armi? Diciamo le cose come stanno: è già accaduto di tutto e nulla cambierà. Assistiamo ad appelli accorati, a politici che si stracciano le vesti, ascoltiamo Trump dire, dal palco della convention dell’Nra (la lobby delle armi), che non andrebbero vendute armi a chi ha problemi (e chi non ne ha?), ma nessuno mai metterà seriamente in discussione quello che gli statunitensi considerano un diritto inalienabile: possedere un’arma e, all’occorrenza, utilizzarla. Chissà se qualcuno dirà mai, chiaro e tondo, che le armi non si possiedono ma sono piuttosto loro a possedere? Non sei tu proprietario dell’arma, è lei a essere padrona del tuo braccio, della tua mano e soprattutto della tua mente. È lei ad averti e a implorarti di essere usata.

È una scorciatoia che la mente adotta per sedare il sentimento che forse più di ogni altro accompagna la nostra vita: la paura. E contro la paura intervengono strategie per arginarla. Studiare, informarsi, illuminare le zone in ombra, quelle che ci fanno temere finanche i nostri vicini. Che ci fanno temere lo straniero. La paura si combatte opponendo fiducia, non armandosi. Ma quando la legge lo consente, sappiamo bene come le scorciatoie siano la risposta più immediata a un bisogno considerato urgente. La foto che ho scelto questa settimana è di Gabriele Galimberti e ritrae una donna texana circondata da armi di ogni tipo. Mani sui fianchi, sorriso aperto, sguardo radioso, come se stesse mostrando le proprie abilità, o quelle dei propri figli, qualcosa di cui andare fiera, per cui essere orgogliosa. Galimberti ha fotografato appassionati di armi negli Stati Uniti per un progetto che ha chiamato Ameriguns. Vi invito a guardare con attenzione questa foto... capiamo insieme quali sentimenti provoca in noi.

Il primo pensiero sarà: è una collezionista, e chi colleziona non usa, ma tiene lì, in bella mostra, con attitudine da accumulatore. Possiamo darci questa spiegazione e stare sereni? Non credo, no. Con le armi non esiste collezionista che non nutra fascinazione per l’oggetto. Quindi su di me l’accumulo fa l’effetto opposto: mi dice che c’è davvero qualcosa che non va, che davvero quell’arsenale è giustificato solo dal pensiero di vivere in una società dove per non essere preda devi trasformarti in predatore. In tutte le foto che Galimberti ha scattato ci sono persone sorridenti, circondate da armi; eppure le armi non dovrebbero far sorridere, ma mettere inquietudine, trasferire un senso di pericolo e insicurezza. Come possono queste persone creare coreografie con le proprie armi, piazzarsi al centro e sorridere?

È incredibile come, solo nei tre giorni successivi al massacro di Uvalde del 24 maggio, ci siano state altre sparatorie di massa in cui sono stati coinvolti cittadini statunitensi giovanissimi, finanche minorenni. Nel weekend successivo alla strage sono morte in sparatorie di massa 10 persone e 61 sono rimaste ferite, e queste notizie sono pressoché rimaste in cronaca locale. Le leggi sulle armi in Texas sono tra le più permissive di tutti gli Stati Uniti. Dallo scorso anno è in vigore una legge criminale, firmata dal governatore repubblicano Greg Abbott, secondo cui ogni texano maggiorenne può detenere un’arma, anche senza il porto d’armi. In questo modo viene meno qualsiasi forma di controllo, chiunque può possedere un’arma, qualunque sia il suo stato mentale o il motivo per cui crede di averne bisogno. Il Texas è una polveriera, il luogo più facile al mondo dove comprare un’arma e sparare.

E così, ogni volta che c’è una strage negli Usa non posso fare a meno di pensare alle origini del 2° emendamento, alle ragioni per cui i padri fondatori lo ritennero fondamentale. Non era concepito perché i cittadini si uccidessero l’un l’altro, questo è certo: “Una milizia ben organizzata è necessaria alla sicurezza di uno Stato libero e dunque il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere violato”. È evidente il nesso di causalità: se lo Stato è armato, i cittadini sono armati. Il 2° emendamento nasce perché il cittadino possa difendersi anche e soprattutto da possibili violenze, soprusi, abusi. Se lo Stato è armato, io sono armato. Lo Stato non si può disarmare, questo è ovvio, ma può anzi deve smettere di essere violento. Se cambia lo Stato americano, ci vorrà del tempo ma cambieranno anche i cittadini.