sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Danilo Taino

Corriere della Sera, 24 marzo 2022

Nello scenario estremo - nel quale l’export si blocca sia in Russia sia in Ucraina - il frumento immesso sui mercati globali calerebbe del 13%, il granoturco di poco meno del 10% e gli altri cereali del 7,5%.

Mentre gli occhi di mezzo mondo sono puntati sull’Ucraina, un altro pezzo di pianeta è di fronte a una catastrofe diversa. Già in azione prima dell’invasione decisa da Vladimir Putin ma ora in straordinaria accelerazione. Una catastrofe alimentare. Russia e Ucraina sono grandi esportatori di prodotti agricoli: le distruzioni della guerra e le sanzioni contro Mosca rendono ora difficile - vedremo se impossibile - farli arrivare a chi li acquista.

Un destino pesantissimo per i Paesi poveri. Al 2020, la Russia forniva il 21% delle esportazioni globali di grano e l’Ucraina il 9% (dato Ocse). Il mais esportato era per il 2% russo ma per il 12% ucraino. I fertilizzanti prodotti in Russia coprivano quasi il 23% del totale di quelli esportati nel mondo. Negli scorsi cinque anni, i due Paesi hanno esportato in media il 75% dell’olio di semi di girasole mondiale e il 32% dell’orzo. Sempre l’Ocse ha tracciato due scenari per immaginare le conseguenze dell’invasione dell’Ucraina sul commercio dei cereali.

In quello meno drammatico - recessione in Russia e Ucraina e il 20% in meno di aree coltivate - l’export mondiale di grano calerebbe del 7%, quello di mais del 3% e quello degli altri cereali di oltre il 5%. Nello scenario estremo - nel quale l’export si blocca in entrambi i Paesi - il frumento immesso sui mercati globali calerebbe del 13%, il granoturco di poco meno del 10% e gli altri cereali del 7,5%. Difficile stabilire quale scenario sia più realistico: le Nazioni Unite stimano che fino al 30% dell’area coltivabile ucraina stia diventando zona di guerra.

Dal momento dell’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio, il prezzo del grano nel mondo è aumentato di oltre il 20%, quello dell’orzo del 33% e quello di alcuni fertilizzanti di quasi il 40%. Le forniture erano già care a causa della pandemia e la siccità aveva già costretto molti Paesi poveri a importare generi alimentari più del solito: ora, con l’aumento dei prezzi e con la penuria di merci disponibili sui mercati, le carestie diventano una realtà. Il risultato del tutto è l’allarme delle Nazioni Unite: ritengono che si tratti di una crisi senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale. Il disastro è già ai massimi livelli in Paesi come Somalia, Etiopia, Yemen, Siria, Sud Sudan, Afghanistan. Fra non molto, anche altre Nazioni entreranno probabilmente nel cono oscuro della carestia.