di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
La prevenzione è una distopia, un po’ come il mondo immaginato da Philip Dick in Minority Report. Un universo “so far away, so close”, per usare una suggestione di Marcello Fattore, rispetto a quello penale, nel quale a una sostanziale vicinanza delle sanzioni corrisponde una siderale distanza dei presupposti applicativi. Capita così, molto più spesso di quanto si pensi, che le persone assolte nel processo penale vengano tuttavia private di tutti i propri beni nel procedimento di prevenzione, molte volte iniziato, parallelamente al primo o dopo la sua conclusione con esito assolutorio. Ma capita anche che tutto ciò che orbita intorno al discorso sulla prevenzione, ne subisca la sinistra attrazione gravitazionale, fino a deformarsi e implodere nel deja vu di ripetitivi refrain e luoghi comuni.
L’interrogazione parlamentare presentata dall’ onorevole Cafiero de Raho nel febbraio 2024 ne è un esempio paradigmatico. La somma distopia di un ex magistrato, che per decenni ha inflessibilmente difeso l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario dal potere politico, e che ora chiede alla politica (nazionale) di intervenire sulla magistratura (europea).
La trita ricorsività degli argomenti a sostegno di tale richiesta: la prevenzione come pilastro della lotta alle mafie; il sangue dei martiri. Silenzio, assordante , sulle vittime innocenti di un sistema illiberale, implacabile e onnivoro; sulle fameliche riforme legislative che ne hanno ampliato a dismisura gli ambiti di intervento; sugli sconci interessi economici che ruotano intorno alle confische; sugli effetti desertificanti dell’economia legale, che attanagliano le regioni del Sud (come se ce ne fosse bisogno); sulle evidenti tensioni costituzionali di uno strumento che le Corti nazionali e convenzionali tengono da tempo sul filo di un equilibrio instabile; sugli sforzi che la giurisprudenza di legittimità, almeno da un decennio, profonde per dare alla prevenzione una comunque risicata apparenza di legalità.
Nessuno di questi “fronzoli accademici”. Solo una chiamata alle armi, per giunta omissiva nel tacere che ormai, statisticamente, la prevenzione è più rivolta ai criminali comuni che ai mafiosi e del tutto inusuale nell’invocare pressioni governative sul Consiglio d’Europa.
Ma è solo l’inizio di un nuovo circolo distopico, perché la risposta scritta del ministro Nordio pubblicata il 1 luglio 2024 è la perfetta endiade ideologica con l’interrogazione parlamentare. Anch’egli, per perfidia del fato, ex magistrato, il Ministro - che almeno non è dimentico delle sue battaglie per tenere la politica fuori dall’attività giurisdizionale e non si impegna ad “intervenire” sui Giudici europei - dopo aver sintetizzato le difese illustrate dal governo davanti alla Cedu, snocciola freddi dati “bellici”: solo nel 2022, 11.348 beni sequestrati e 3.065 confiscati, per un valore di oltre tre miliardi di euro i primi e di quasi ottocento milioni i secondi.
L’esplicito riferimento alle dimensioni economiche del fenomeno, ostentato come qualcosa della quale andar fieri, è icastico: la prevenzione, in quattro o cinque anni, divora l’equivalente di una manovra Finanziaria. Una vasta ricchezza non sempre di provenienza illecita, ma sempre e per sempre dispersa, in quanto inserita in un circuito che non la valorizza, non la mantiene e spesso neanche la usa. Il Ministro non vede o non vuol vedere oltre i numeri: le persone schiacciate, i diritti difensivi negati, le decisioni sommarie, gli errori giudiziari, i patrimoni “alle ortiche”, il passato distrutto, il futuro negato. Tutto quel corredo di ingiustizia e dolore che la mostruosa legislazione di prevenzione porta con sé.
Nessuno dei due, interrogatore e interrogando, già magistrati del Pubblico ministero, si cura poi di un paio di dettagli che evidentemente devono sembrar loro secondari, quasi insignificanti. È giusto, è opportuno, è lecito che il governo, che è parte del giudizio avanti la Corte Edu, si proponga di intervenire sui giudici per perorare la propria posizione e cercare il successo non con le proprie argomentazioni, ma giocando “sul limite estremo del campo di gioco”, come il personaggio di King Benny in Sleepers? Lo avrebbe mai perdonato a un avvocato, l’onorevole Cafiero de Raho quando era Pm? E poi, hanno presente i due magistrati/ politici che “gli imprenditori siciliani nel settore del gas” (i Cavallotti) hanno subito già anni di processi, carcere, sequestri, malagestio del loro patrimonio, per poi essere riconosciuti addirittura vittime di estorsione? E che la politica e, ancor di più, la magistratura dovrebbero soltanto chieder loro perdono, invece di escogitare stratagemmi per negar loro, ancora una volta, giustizia?
Noi siamo sicuri che la Corte Europea saprà giudicare secondo Diritto sui ricorsi in materia di prevenzione presentati contro l’Italia. Non solo non si farà influenzare da ogni tentativo di condizionamento, ma saprà guardare con un inevitabile senso di ribrezzo a un sistema che brama il sangue degli innocenti per vendicare quello dei martiri.
*Osservatorio misure di prevenzione e patrimoniali dell’Unione Camere Penali Italiane











