sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mauro Gentile

La Voce e il Tempo, 6 luglio 2024

In un caso su tre sono bastati meno di cinque minuti, per portare a termine un altro 30% delle udienze. È il tempo trascorso davanti al giudice di pace per convalidare (o rigettare) la richiesta di trasferimento di un immigrato nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino (Cpr). Una durata simile, meno di cinque o non oltre i dieci minuti, tra il 70 e l’80% per cento dei casi, quello delle udienze relative alla prima, seconda e terza proroga. Solo per l’1% il tempo dedicato ad affrontare il caso è risultato maggiore di un’ora. Gli esiti? Nove volte su dieci il giudice di pace ha convalidato il trattenimento richiesto dalla Questura e, nell’83% dei casi, le motivazioni di accoglimento della domanda di convalida sono state espresse attraverso un modulo prestampato.

È quanto emerge dal rapporto “La giurisdizione apparente. Osservatorio sulla giurisprudenza del Giudice di Pace di Torino in materia di trattenimento amministrativo”, presentato la scorsa settimana a Palazzo di Città, curato dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino in collaborazione con l’Associazione per gli studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi). Lo studio ha raccolto e analizzato i dati contenuti nei fascicoli per le procedure di convalida e proroga del trattenimento nel Cpr “Brunelleschi” relativi al 2022 e ai primi mesi del 2023 (il Cpr è chiuso dal marzo del 2023 per problemi strutturali e dovrebbe riaprire tra qualche mese).

Il giudice di pace - rileva il rapporto - si è limitato ad accogliere le richieste della Questura senza fornire alcuna argomentazione, nemmeno nei casi in cui la difesa ha motivato la propria opposizione. E proprio la mancata motivazione dei provvedimenti di convalida e di proroga ha portato la Corte di Cassazione ad annullare alcuni decreti e 150 pronunce su provvedimenti dell’autorità torinese, emesse tra il 2020 e il 2023, a descriverne la giurisprudenza come ancora assopita, incapace di garantire effettività alla tutela del diritto alla libertà degli stranieri.

“Continuiamo a registrare provvedimenti di convalida con la stessa formula, senza prendere in considerazione argomenti difensivi. Avere oggi la Cassazione che lo riconosce rafforza il giudizio negativo sulla situazione” ha evidenziato l’avvocato Maurizio Veglio, docente all’International University College, membro dell’Asgi, tra gli autori della ricerca. Condivide Michela Favaro, vicesindaco di Torino con delega ai Rapporti con il sistema carcerario, che ha sottolineato la necessità di “interrogarsi su qual è il significato di legalità e stato di diritto nel nostro Paese e sul nostro territorio, riflettendo anche sul fatto che non ci sia piena attuazione del dettato costituzionale”.

“Nel 2023 il Consiglio comunale di Torino aveva approvato all’unanimità un Ordine del giorno che chiedeva la chiusura definitiva del Cpr” ha ricordato la garante dei detenuti del Comune Monica Cristina Gallo “Ora ritengo davvero preoccupante l’idea di riavere tra qualche mese, all’interno della nostra città, un luogo di privazione dei diritti alla luce dei risultati tutt’altro che brillanti in termini di operazioni di rimpatrio ottenuti negli anni passati. E senza aver adottato nuove soluzioni, ma aver invece esteso la permanenza nei Cpr fino a 18 mesi, aumentando il tempo vuoto, sofferenza e disagio per le persone senza permesso di soggiorno o di una documentazione che consenta loro di vivere legalmente nel nostro territorio”. Il rapporto è disponibile su: www.asgi.it/allontanamento-espulsione/la-giurisdizione-apparente-nel-centroper- il-rimpatrio-di-torino