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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 29 aprile 2025

Autolesionismo e richieste d’asilo. Domani tre nuove udienze di convalida in Corte d’appello di Roma. Nel Cpr di Gjader sono rimaste 25 persone delle 41 trasferite dall’Italia. Lo comunicano le dem Rachele Scarpa, deputata, e Cecilia Strada, europarlamentare. Quest’ultima ha visitato la struttura in Albania nel fine settimana. “Dove sono gli altri 16? Nessuna informazione ufficiale ci è stata fornita”, scrivono in una nota congiunta che denuncia un “clima ostativo al pieno esercizio del potere ispettivo”.

Per ricostruire la situazione hanno dovuto incrociare “informazioni pubbliche, registro degli eventi critici, informazioni provenienti dai legali”. Una persona è stata riportata in Italia senza mai entrare nel Cpr il giorno della prima deportazione dal territorio nazionale. Cinque sono rientrate perché valutate “non idonee alla vita in comunità ristretta”, per problemi di salute o gesti autolesionistici. Quattro sarebbero state rimpatriate ed è singolare che il governo non lo abbia fatto sapere. Forse avrebbe stonato con i funerali del papa pro-migranti o forse la ragione è più semplice: devono comunque passare dall’Italia, il trasferimento oltre Adriatico è completamente inutile.

A sei migranti, poi, non è stato convalidato il trattenimento. Tutti, o quasi, perché hanno chiesto asilo e la Corte di appello di Roma non ritiene compatibile con il protocollo la situazione giuridica che si crea al passaggio da “irregolare” a richiedente protezione internazionale. Tra le persone recluse si è diffusa la voce dell’errore di sistema, così le domande d’asilo stanno aumentando. Domani ci saranno altre tre udienze di convalida a Roma. Finiranno come le precedenti e andrà così almeno fin quando si esprimerà la Cassazione: l’avvocatura dello Stato ha impugnato la prima decisione di questo tipo su H. A., richiedente asilo marocchino riportato in Italia, rinchiuso nel Cpr di Bari e liberato dopo la decisione del giudice locale. Ora però la polizia potrebbe non emettere più nuove richieste di detenzione al cambio di status giuridico, grazie a una recente sentenza della Cassazione.

Oltre ai numeri - che segnalano il temporaneo blocco dei trasferimenti - l’ispezione ha certificato il deterioramento della situazione nel Cpr. “Il registro degli eventi critici è un bollettino dell’orrore: nei primi 13 giorni di operatività del centro se ne registrano 35, per la maggior parte gesti autolesivi e tentativi di suicidio”, scrivono le parlamentari. “È stato agghiacciante apprendere che alcune persone hanno realizzato delle corde per impiccarsi all’impianto anti-incendio. In corrispondenza dei tavoli ci sono elementi che fanno da gancio. È inquietante che chi ha realizzato e collaudato la struttura non abbia pensato a simili episodi”, afferma Strada. Così ora i trattenuti dormono senza lenzuola perché all’ente gestore è stato vietato di distribuirle. I migranti lamentano di non poter ricevere pacchi e visite dai parenti, incontrare i legali, svolgere attività con cui occupare il tempo. “È peggio del carcere”, ripetono.

Le parlamentari denunciano anche il malfunzionamento complessivo della struttura: cancelli che si bloccano, cali di corrente, problemi con gli impianti di scarico di bagni e condizionatori “mal progettati”. Diverse persone hanno avuto bisogno di ricorrere alle strutture sanitarie albanesi e si registra un massiccio uso di psicofarmaci. Questioni che aprono interrogativi sull’effettività del diritto alla salute, anche perché Gjader è fuori dal territorio italiano e dal sistema sanitario nazionale. Intanto ieri davanti alle coste tunisine di Sfax sono annegati otto migranti, altri cinque avrebbero perso la vita in un secondo naufragio. A Lampedusa continuano gli sbarchi, con circa 400 arrivi nelle ultime ore. Il numero complessivo è tornato in linea con quello del 2024