di Niccolò Zancan
La Stampa, 11 dicembre 2021
La serata al Duse di Genova che chiama a raccolta cittadini, istituzioni e mondo dell'arte. La madre è qui. La madre si fa carico del suo "dolore immenso". La madre ha un'altra afflizione da testimoniare: "Il blocco del processo per la morte di Giulio è stato un trauma. Avevamo bisogno degli indirizzi dei quattro egiziani accusati per notificare gli atti per la morte di nostro figlio, il dottor Giulio Regeni. Ma non è stato possibile trovarli". La signora Paola Regeni non ha mai smesso di lottare. Adesso è al teatro Duse di Genova, accanto al marito Claudio, per ripetere le parole che hanno ispirato ogni gesto in questi sei anni di battaglie e di attese: "Verità e giustizia". È una serata organizzata dall'avvocatessa Alessandra Ballerini, che chiama a raccolta cittadini, istituzioni, mondo dell'arte: "Dopo l'udienza del 14 ottobre siamo rimasti tramortiti. La gente ci diceva: "E adesso?". E noi rilanciavamo: "Facciamo qualcosa insieme". Ecco perché siamo qui, questa è la nostra risposta. La data non è stata scelta a caso, oggi è il giorno della dichiarazione universale dei diritti umani".
È una serata contro il silenzio. E dal palco del teatro Duse, per la prima volta, la madre di Giulio Regeni commenta la scarcerazione di Patrick Zaki: "Siamo immensamente felici. Mi emoziona moltissimo saperlo libero. Ma ci resta una tristezza di fondo per i tre egiziani che ogni giorno scompaiono in quelle galere, così come è successo a Giulio. Chiedete a quelli che si vantano per la liberazione di Patrick Zaki come mai non è stato possibile salvare Giulio? Chiedetegli come mai non è stato possibile avere quattro indirizzi?". Il presidente della Camera, Roberto Fico, è sul palco a fianco dei genitori: "Sono qui per dire che il governo andrà avanti nella ricerca della verità. Dobbiamo fare un passo in più. È vero, finora non siamo riusciti a ottenere quegli indirizzi. Ma intendiamo mettere in campo una nuova azione per ottenerli. Non ci fermeremo".
Eppure i fatti, per come sono stati ricostruiti dalla procura di Roma, adesso sono noti. Giulio Regeni è stato torturato e ucciso nella stanza numero 13 di un villino in uso alla National Security egiziana al Cairo. Era scomparso il 25 gennaio 2016, poco dopo essere uscito da casa. È stato trovato il 3 febbraio lungo l'autostrada, in condizioni tali da essere riconoscibile "solo dalla punta del naso". Dopo cinque anni di indagini, ecco i nomi degli accusati: il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Sono scritte per loro le ipotesi di reato: sequestro di persona pluriaggravato, lesioni personali aggravate, concorso in omicidio. C'è, insomma, una strada tracciata per cercare di ottenere giustizia per Giulio Regeni. Che era uno studente e faceva il ricercatore, questo non va mai dimenticato: parlava con le persone, ascoltava e scriveva per l'Università di Cambridge. Ma il processo iniziato il 14 ottobre 2021 a Roma si è subito fermato: non può andare avanti. Servono gli indirizzi dei quattro agenti della National Security egiziana sotto accusa, perché solo così la Corte d'Assise può notificare gli atti e garantire il loro diritto alla difesa. È un passaggio formale, ma anche sostanziale. Non si può procedere diversamente. Senza notifica degli atti un processo non può essere celebrato. Dal Cairo: niente. Dal Cairo ostacoli, depistaggi e silenzio. Toccherebbe al nuovo ambasciatore italiano in Egitto, Michele Quaroni, fare pressione per ottenere gli indirizzi dei quattro accusati. Ma finora non c'è stato alcun segnale in tale senso, e nemmeno ha preso contatti con i genitori di Giulio Regeni. È silenzio che si aggiunge. È altro tempo che passa. È altra dolore per Paola Regeni.
Quello che nessuno dice apertamente, ma che a molti appare più di una supposizione, è che la liberazione giustissima di Patrick Zaki possa essere un modo con cui il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi voglia tentare di ripulire la sua immagine internazionale. E forse, anche, un modo, per far calare un silenzio definitivo sul caso Regeni. Tutte le persone che ieri sera animavano il teatro Duse di Genova si oppongono a quel silenzio. Sono voci per Giulio Regeni.
Ascanio Celestini. "Sappiamo che la giustizia, come la studiavamo da ragazzi, probabilmente non l'avremo mai. Conosciamo gran parte della verità, ma dobbiamo fare in modo che venga accertata. Il governo potrebbe fare molto di più. Quantomeno potrebbe riequilibrare il rapporto fra capitale e esseri umani". Luca Bizzarri: "Sì, banalmente questa mi sembra una questione commerciale. Di soldi. L'Italia fa affari con l'Egitto, anche affari di armamenti. Ma è molto pericoloso quando l'economia sovrasta così la politica, bisogna cercare la verità per restituire onore al Paese intero. Questo non è solo un affronto alla famiglia Regeni". Gherardo Colombo: "La dignità di un cittadino dovrebbe essere difesa sempre, anche a scapito di altri interessi in gioco".









