di Elisabetta Zamparutti e Umberto Baccolo*
Il Riformista, 21 gennaio 2022
Il principe dell'Arabia saudita aveva annunciato di voler ridurre le decapitazioni. Ma se nel 2020 si è registrato il numero più basso di sempre, 27, nel 2021 questa pratica ha ripreso piede. La prossima volta che un politico italiano viene invitato, si faccia accompagnare da una delegazione di Nessuno tocchi Caino
La "pena capitale" fa riferimento a caput, cioè testa. Come la decapitazione, con il de che indica separazione. È la punizione attraverso la morte per recisione netta dell'unica parte tonda, come notò Platone, del corpo: la testa, appunto, sede per alcuni del manifestarsi dello spirito, con il corpo che invece è manifestazione della materia. Fu decapitato il nostro San Paolo, quello di Spes contra spem, dai Romani di Nerone e poi Cicerone e Tommaso Moro, come anche Anna Bolena e Maria Antonietta. E nel procedere lento dell'evoluzione dell'umanità, durante la quale venne tagliata la testa perfino ad Antoine-Laurent de Lavoisier, il padre della chimica moderna, ci trasciniamo ancora questa pratica che persiste oggi in un solo Paese: l'Arabia Saudita. Dove un principe, Mohammed bin Salman, ha annunciato al mondo, dalle colonne patinate del Time magazine, di voler ridurre significativamente le decapitazioni nel suo Regno. Lo ha detto nel 2018. Il suo piano è quello di limitarle all'omicidio e discostarsi da un'interpretazione ultraconservatrice della legge islamica nel tentativo di ammodernare la terra di Saud. E, così, si è passati dalle 186 decapitazioni del 2019, uno dei numeri più alti registrati nel Regno, alle 27 del 2020 che invece è il numero più basso.
La storia radicale insegna che per le battaglie importanti si possono - e a volte si devono - avere anche i compagni di viaggio più inaspettati, che è fondamentale non avere pregiudizi verso nessuno e che le lotte sul carcere si fanno per e con tutti i detenuti indifferentemente dal loro livello sociale o colore politico. Per questo, la mia sorpresa è stata relativa quando alcuni giorni fa ho ricevuto una chiamata dell'avvocato Nicola Trisciuoglio, che già aveva aderito nel recente passato a iniziative di Nessuno tocchi Caino, che mi annunciava la decisione di suoi assistiti, tra cui Roberto Fiore, Giuliano Castellino, Luigi Aronica e Salvatore Lubrano, quindi i vertici della famigerata Forza Nuova, e di oltre cento detenuti comuni di Poggioreale, in particolare del padiglione Firenze, di iniziare uno sciopero della fame a sostegno dello sciopero del nostro Presidente Rita Bernardini e della proposta di legge del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti a favore della liberazione anticipata speciale come prima misura d'emergenza volta ad alleviare l'insostenibile nel 2020, un decreto reale ha stabilito che i minori non siano più decapitati e si è posto fine anche alle fustigazioni. Inoltre, un membro del Consiglio della Shura ha raccomandato l'abolizione della pena capitale per i reati "ta'zir", ad esempio quelli di droga, per i quali le sanzioni penali sono lasciate alla discrezione del giudice.
Sta di fatto che per un anno raramente si è assistito al rito macabro della decapitazione: il condannato portato in un luogo pubblico, vicino alla moschea più grande della città dove è stato commesso il crimine, le mani legate e in ginocchio davanti al boia carico di sofferenza che il sovraffollamento carcerario sta imponendo sulla comunità penitenziaria, non solo dei detenuti, ma anche dei "detenenti".
Mi ha fatto piacere sentire da Trisciuoglio che Fiore abbia pregato tutti i simpatizzanti di Forza Nuova di abbandonare qualsiasi azione di piazza, per combattere solo sul terreno giuridico. Ottimo che la leadership di un partito così controverso abbia dato indicazioni chiare nel segno del diritto e della nonviolenza e che Fiore e gli altri abbiano dichiarato di aderire allo sciopero di Rita a livello personale, da comuni detenuti e non come politici. "Le bandiere sono ammainate", comunicano. Nessuna strumentalizzazione politica è cercata o possibile, vogliono che sguaina la spada tra le grida della folla che urla "Allahu Akbar!" (Dio è grande).
Ma al 2020 è seguito il 2021. E le cose sono cambiate nel Regno del principe "illuminato". Le decapitazioni sono riprese a un ritmo crescente, arrivando a 67 secondo la European Saudi Organization for Human Rights (Esohr). Un incremento del 148%. Tra i giustiziati, 51 sauditi, una donna e un bel po' di stranieri: 7 yemeniti, 4 egiziani, 2 pachistani, 1 del Ciad, 1 del Sudan e 1 della Nigeria. Da un anno all'altro, è svanito anche l'incantesimo della sospensione delle punizioni "ta'zir". solo lottare per la salute e il bene dei detenuti, perché il vivere sulla loro pelle, nelle celle di Poggioreale, la drammaticità di quelle condizioni inumane e degradanti, ha prodotto un cambiamento del loro modo di pensare, di sentire e di agire.
Proprio per questo hanno fatto pervenire a Rita Bernardini l'invito ad andare a Poggioreale, a visitare tutti i detenuti, per ascoltare il grido disperato di chi "vive" in quel carcere-lazzaretto, riponendo solo in lei le loro speranze. In una situazione che già era esplosiva per il sovraffollamento e per tante incurie e carenze strutturali, Poggioreale è davvero un carcere-lazzaretto perché oggi ci sono 143 detenuti contagiati, ammassati tutti insieme nelle celle, più uno ricoverato al Cotugno, a cui vanno aggiunti
Dei 67 decapitati nel 2021, nove erano stati condannati per questi casi: 4 per fatti politici, 3 per alto tradimento, uno appartenente all'ISIS e uno per reati politici e legati alla droga. Il 16 giugno 2021, è stato giustiziato anche Mustafa Al Darwish, un condannato per fatti che sarebbero accaduti quando era minorenne. Tra le almeno 42 persone nel braccio della morte, ci sono anche quattro minori: Hassan al-Faraj, Jalal al-Labad, Youssef al-Manasif e Sajjad Al Yassin.
Ma non c'è solo la pena di morte, perché ancora esiste la tortura e l'iniquità dei processi. A ben vedere, in questo 251 positivi tra gli agenti di polizia penitenziaria operativi in Campania. In una tale situazione, i leader di un partito che più lontano da noi non può essere, hanno deciso di rinunciare al loro status politico e, in veste e con l'umiltà di detenuti comuni, affidarsi alla donna simbolo di tante lotte per il rispetto della Costituzione, accompagnarla in una battaglia nonviolenta condotta secondo regole pannelliane. Accogliendo la loro istanza, oggi, i massimi responsabili di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini, Sergio D'Elia ed Elisabetta Zamparutti, insieme a Doriana Vriale e agli avvocati Vincenzo Improta e Alessandro Gargiulo, saranno a Poggioreale per una visita autorizzata dal DAP, che va ringraziato per la sua attenzione e la sensibilità dimostrate come in molti altri Paesi mantenitori, la soluzione definitiva del problema, più che alla lotta contro la pena di morte, attiene alla lotta per la democrazia, l'affermazione dello Stato di diritto, la promozione e il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili. Noi sappiamo che un dittatore può decretare l'abolizione un giorno e la sua reintroduzione quello dopo. Per questo abbiamo operato affinché l'Assemblea generale dell'ONU esortasse gli Stati mantenitori a decidere, non l'abolizione tout-court, ma una moratoria delle esecuzioni in vista dell'abolizione. Per tenere conto del tempo necessario a cambiare, con le leggi penali, anche l'intero sistema democratico e di garanzie dei diritti umani. Mi chiedo come mai il principe bin Salman che ha fatto affiorare una prospettiva di cambiamento, sembra ora farla soccombere. Tanto più se egli continua a ostentare modernità e apertura con inviti estesi a personalità internazionali e anche del nostro Paese, che è conosciuto nel mondo per la moratoria universale delle esecuzioni capitali. Noi italiani siamo portatori di un vero e proprio "talento", come la nobile moneta di scambio della moratoria, che può essere fatto valere in ogni Paese e su ogni tavolo a cui ci si invita.
Può darsi che, oggi, la testa illuminata del principe sia persa, decollata dal corpo grave del conservatorismo del suo regno. Ma potrebbe anche essere che noi non lo si sia sostenuto abbastanza. In ogni caso, faccio una proposta. La prossima volta che un politico italiano viene invitato in Arabia Saudita, si faccia accompagnare da una piccola delegazione di Nessuno tocchi Caino. Insieme, aiuteremo quel principe a riorientare la sua visione, a rivolgere il suo sguardo a oriente, dove il sole non tramonta mai e dove sempre sorge la luce, quella della coscienza universale e dell'amore infinito, che illumina di immenso la nostra vita, la nostra umanità, il nostro voler essere umani. nonostante i problemi di gestione legati alla pandemia, al sovraffollamento e al breve preavviso.
Nel corso della visita ai detenuti all'interno, fuori da Poggioreale le loro famiglie hanno organizzato un sit-in assieme al garante dei detenuti napoletano Pietro Ioia e a quello campano Samuele Ciambriello, che mi segnala che la staffetta del digiuno a sostegno di Rita è stata appena raccolta da 283 detenuti del carcere di Avellino. Ai forzanovisti detenuti l'avvocato Trisciuoglio chiederà anche di prendere, come lui ha già fatto, la tessera di Nessuno tocchi Caino. Un gesto simbolico, ma importante per far capire che i tempi dell'odio e della contrapposizione possono anche tramontare. Noi non abbiamo mai nutrito inimicizie e preclusioni, perché il nome "Nessuno tocchi Caino" che ci identifica è anche il nostro motto. Vale, quindi, anche per quelli di Forza Nuova, che oggi incontreremo, come detenuti comuni ed esseri umani, insieme a tanti altri detenuti senza nome e di tutti i colori di cui nessuno parla e si cura, nel luogo dove sofferenza e disumanità tormentano tutti e tutti accomunano.
*Consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino









