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di Giorgia Linardi*

La Stampa, 31 luglio 2025

Siamo stati testimoni dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo centrale, dove lo Stato, che dovrebbe essere esempio del rispetto dello stato di diritto, tace e ci costringe a restare a guardare. L’aereo di monitoraggio di Sea-Watch ha avvistato il barcone stracolmo di persone lunedì mattina, per poi apprendere dai sopravvissuti che erano in mare già da tre giorni. Nessuna delle autorità informate, da nessuna sponda del Mediterraneo, è intervenuta. C’erano già persone in acqua, ma le politiche europee di voluta assenza dal Mediterraneo le hanno scientemente abbandonate. Nel “mare nostro” c’è un vuoto istituzionale creato ad arte, in cui al grido di aiuto di persone in pericolo con il colore di pelle e il passaporto sbagliato non risponde nessuno, se non la società civile. Noi, che facciamo da megafono di questo grido, e a risponderci è stato un altro attore civile: il comandante di un mercantile che ha deciso di ottemperare al dovere di soccorrere chiunque si trovi in pericolo in mare. Un obbligo che dovrebbero essere gli stati a far rispettare. Ma anche il mercantile é stato lasciato solo, con a bordo i sopravvissuti al naufragio che è seguito all’abbandono da parte delle istituzioni. Un soccorso drammatico, poi di nuovo silenzio.

La nave si trova in una zona costellata da piattaforme petrolifere, dove gli stati europei sfruttano il petrolio del Nordafrica. È lì dove arrivano i nostri interessi economici che affonda la nostra umanità. Dove ci abbandoniamo all’indifferenza, la stessa che l’Europa ha nei confronti dei circa centomila bambini che rischiano di morire di fame a Gaza (fonte Onu), le cui madri sono costrette ad utilizzare sacchi sporchi della spazzatura come pannolini, senza avere di che nutrirli. Quella stessa indifferenza è l’arma con cui si infierisce sui cadaveri di due bambini lasciati a marcire tra i container di una nave-merci, a poche miglia dalle spiagge dove andiamo in vacanza.

Non possiamo accettare che il governo lasci 98 persone - di cui 6 tra bambini e neonati e due donne incinte - per giorni ad agonizzare in mare, fino a lasciarli naufragare e rinnegarli anche da annegati o sopravvissuti (poco importa). Così come non possiamo accettare che al rifiuto di intervenire delle autorità si sommi il tentativo di favorire un respingimento illegale in Libia, che significherebbe riportare queste persone all’inferno da cui scappano, come se calpestare il loro diritto alla vita non fosse abbastanza.

Tutto ciò costringendo la società civile a restare a guardare. I nostri aerei hanno dovuto osservare impotenti l’agonia dei naufraghi, le hanno viste ribaltarsi in acqua e annaspare per sopravvivere, dopo aver chiesto aiuto già 24 ore prima. Nel frattempo la nostra nave è in porto, a Lampedusa, bloccata da un fermo pretestuoso imposto per ostacolare la presenza delle Ong nel Mediterraneo. In nome dell’umanità, visto che nessuna autorità interviene, abbiamo chiesto di sospendere questo fermo per il solo scopo di andare in soccorso delle persone intrappolate nel Mediterraneo a bordo del mercantile in mezzo alle piattaforme petrolifere europee. Ma anche davanti a questa richiesta il governo tace, e nel silenzio affondiamo. Tutti.

*Portavoce Sea -Watch