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di Liana Milella

La Repubblica, 26 aprile 2022

La Guardasigilli Marta Carabia parla da Reggio Emilia e cita Papa Francesco quando definisce “sacrilega” la guerra di Putin contro Kiev. “Cosa diremo noi davanti al tribunale della storia, noi uomini e donne del XXI secolo, che stiamo vivendo al tempo di questo cieco e insensato conflitto in terra Ucraina?”. È questo l’interrogativo che la ministra della Giustizia Marta Cartabia si pone, e pone a tutti noi, mentre a Reggio Emilia, città medaglia d’oro della Resistenza, celebra il 25 aprile. E lega assieme i valori della Resistenza, quelli della Costituzione che proprio dalla Resistenza è nata, e la “cieca e insensata” guerra in Ucraina. Cita Papa Francesco quando dice: “Se avessimo memoria sapremmo che la guerra, prima che arrivi al fronte, va fermata nei cuori. L’odio, prima che sia troppo tardi, va estirpato dai cuori”.

È netto il giudizio della Guardasigilli - che il 24 marzo all’Aja ha incontrato il suo omologo ucraino Denys Maliuska - sul conflitto. “Ciò che non doveva ripetersi più è invece tornato a insanguinare la nostra terra europea, con i bombardamenti indiscriminati, con le violenze gratuite contro gli inermi, con l’odio dell’uomo all’uomo che rade al suolo quanto era stato costruito”. E ancora: “È la cultura della paura, del risentimento, dell’aggressività, del rapporto con l’altro come nemico, del potere come distruzione il terreno di coltura della guerra che siamo tutti chiamati a bonificare, anzitutto all’interno di noi stessi e delle nostre relazioni più vicine, così che non solo con lo sguardo possiamo abbracciare il nostro mondo”.

Resistenza, Costituzione, ripudio della guerra. Ma la guerra è di nuovo tra noi. Alle porte di casa. E allora bisogna tornare proprio alla Costituzione. “Nata dalla Resistenza, la nostra Carta è la prima e più preziosa eredità che il 25 aprile ci ha tramandato - dice Cartabia - ed è la pietra angolare della nostra libera convivenza civile e politica. Riflettere oggi sullo spirito della Resistenza significa interrogarsi sulla necessità di ritrovare quella capacità di ricomposizione dei conflitti e di unione degli opposti, che portò alla nascita della nostra Repubblica”. E all’articolo 11 della nostra Carta - “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” - Cartabia vede “il giudizio netto sul passato, il ripudio della guerra; un obiettivo chiaro per il futuro, pace e giustizia fra le nazioni; un metodo realistico per raggiungerlo, far spazio alla relazione con gli altri Stati anche a costo di limitare ciò che per definizione è una caratteristica assoluta dello Stato, cioè la sua sovranità”.

Resistenza allora, e resistenza oggi. Contro una guerra insensata. Dice Cartabia a Reggio Emilia: “In questo nostro drammatico tempo, in cui la guerra è alle porte di casa, comprendiamo bene che lo spirito di libertà che ha animato l’Italia e l’Europa nel secondo dopoguerra non può essere dato per acquisito una volta per sempre.”. Ed è proprio la Costituzione nata dalla Resistenza che fa da fondamento a questi valori: “I principi e i valori della nostra Carta furono scritti con il sangue e la sofferenza dei partigiani, e furono pensati nelle guardie notturne, nelle marce estenuanti sulla neve in montagna, nei ricoveri di fortuna al riparo dalla furia della violenza nazifascista”.

Inevitabilmente il pensiero della ministra della Giustizia va ai civili indifesi che pagano il prezzo pesante della guerra, proprio come avvenne nella nostra Resistenza: “Allora, come oggi, la cecità della guerra non colpisce solo al fronte, ma travolge i più fragili, le donne, i bambini, gli anziani, i malati e chi si adopera per loro”. Una guerra “cieca”. E Cartabia cita ancora Papa Francesco e una delle sue parole più forti, una guerra “sacrilega”: “La cecità della guerra è ciò che la rende sacrilega perché sprezzante del valore sacro della vita e di ogni persona. Perché colpisce in modo insensato, annienta anche chi si adopera per alleviare il bisogno altri”. Cartabia chiude sull’immagine drammatica delle fosse comuni: “Quando cancelliamo il volto dell’altro allora non c’è argine alle atrocità: civili massacrati, donne violentate, famiglie in fuga uccise, cadaveri abbandonati o gettati nelle fosse comuni”. “Oggi come allora”. In Ucraina oggi, come nella nostra Resistenza.