sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Caprio

pressenza.com, 9 agosto 2026

Il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. È l’ennesima denuncia di Antigone che in questi giorni ha presentato il suo Rapporto di metà anno 2026 sulle carceri italiane, evidenziando le condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record e gli inutili gli interventi del governo. I numeri sono impietosi ed indegni di un Paese civile: al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Stiamo parlando di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.

La situazione delle carceri è fuori controllo in intere regioni: la Puglia guida il triste primato con un tasso del 180,4%, seguita da Molise (165,9%), Basilicata (162,5%) e Lombardia (157,9%). In ben sei istituti penitenziari i detenuti sono più del doppio dei posti disponibili, con picchi allarmanti a Lucca (256,8%), Milano San Vittore (223,6%) e Latina (220,8%). Antigone negli ultimi 12 mesi ha effettuato ben 72 visite, registrando che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024.

Carceri che durante un’estate infuocata come questa diventato un vero e proprio inferno, al limite della sopravvivenza: oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di “custodia chiusa” (un dato cresciuto negli anni dopo i negativi passi indietro rispetto al regime delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”), trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria.

Per non parlare delle carenze igienico-sanitarie, assolutamente indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa, e persino gravi carenze idriche, come registrato nel carcere di Milano Opera, dove il servizio idrico è stato interrotto per un guasto, costringendo all’uso di bottiglie d’acqua della Croce Rossa. In estate poi, con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi.

Le carceri italiane sono luoghi di disperazione, che spingono a conseguenze tragiche: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.

Ci sono poi i 572 ragazzi rinchiusi nei 20 Istituti Penali per Minorenni, una cifra stabile rispetto ai 559 del giugno 2025, che ancora una volta mette in evidenza la voglia di “questa Nazione” di essere sempre più severa con i suoi giovani, anche se di fatto non c’è alcuna emergenza. E “scandalo nello scandalo” c’è anche il numero dei bambini in carcere con le loro madri, che è schizzato da 11 a 30 in appena 15 mesi, effetto diretto delle modifiche legislative volute dall’esecutivo.

“L’approccio dell’attuale esecutivo, basato su populismo penale e logiche emergenziali, ha moltiplicato i reati e inasprito le pene, ignorando le cause strutturali della crisi, sottolinea Antigone. Al di là di alcuni annunci, di concreto non si è registrato nulla. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo di per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità. Nei giorni scorsi, nell’approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza, il Ministro della Giustizia ha parlato di 10.000 persone che potranno uscire. Tuttavia, al di là dei paletti previsti della legge, al di là della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone. Nel frattempo l’emergenza resta e cresce ogni giorno che passa”.

E Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, ha commentato così i dati: “Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando è l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l’esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%.

Le uniche misure effettive riscontrate si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane. Investire sul reinserimento è l’unica via d’uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”.