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di Teresa Olivieri

Italia Oggi, 31 agosto 2026

Negli Istituti penitenziari italiani si registra un rapporto di 1 infermiere ogni 600 detenuti (rispetto a 1 ogni 80-100 di Francia e Spagna). “La sensibilità dell’avvocatura sta cambiando: il processo non finisce con la sentenza. C’è la necessità assoluta di tutelare i diritti umani anche nella fase dell’esecuzione penale”, così Gianpaolo Catanzariti, Responsabile dell’Osservatorio Carcere UCPI - Unione Camere Penali Italiane - in merito alla pubblicazione di “Ristretti in Agosto”. 

Un programma capillare di visite e sopralluoghi che vede impegnati avvocati penalisti, parlamentari e consiglieri regionali in decine di istituti penitenziari da Nord a Sud: da Poggioreale a Secondigliano, da Genova Marassi a Cagliari-Uta, fino ai complessi di Teramo, Pavia e Siracusa. L’iniziativa, giunta al terzo anno consecutivo, nasce dall’esigenza dell’Osservatorio Carcere dell’UCPI di stimolare le 133 Camere Penali territoriali a monitorare le carceri proprio nel periodo estivo. Agosto è la fase più critica: mentre il Paese si ferma, il sovraffollamento e le carenze sanitarie si inaspriscono e l’attenzione mediatica scema. 

“Vediamo persone con patologie gravi attendere mesi per una visita specialistica”, sottolinea Catanzariti che definisce l’emergenza sanitaria uno dei veri e propri “buchi neri” informativi. La regionalizzazione della sanità crea gravi difformità territoriali di base, ma tra i detenuti si registrano attese di molti mesi per visite specialistiche di grave urgenza. “Senza dimenticare che a causa del sovraffollamento vediamo detenuti con malattie infettive, come la scabbia, vivere a stretto contatto con chi non è stato (ancora) contagiato”.

Il commento dell’avvocato è netto: “L’emergenza non è più una parentesi ma una condizione strutturale permanente”. Catanzariti precisa che l’iniziativa non ha un intento punitivo verso il personale penitenziario o i medici (i quali lavorano in condizioni di sotto-organico e con turni massacranti). Sul fronte sanitario si registra un rapporto di 1 infermiere ogni 600 detenuti (rispetto a 1 ogni 80-100 di Francia e Spagna) e circa 4.500 aggressioni annuali ai danni degli operatori sanitari.

Secondo il Prison Health Framework dell’OMS, un sovraffollamento superiore al 200% annulla l’efficacia dei protocolli di profilassi, con un rischio di esposizione a patogeni (TBC, HIV, Epatiti) quadruplicato e la riemersione di malattie legate al degrado igienico come la scabbia. Infine, le piante organiche denotano forti scoperture: la Polizia Penitenziaria registra una carenza di 2.503 agenti (31.667 impiegati su 34.170 previsti), mentre il personale amministrativo segna un deficit di 849 unità. Il report conclude dimostrando il fallimento delle sole politiche edilizie: tra il 2020 e il 2026, a fronte di un aumento dei detenuti del +25,2% (+13.198 persone), i posti reali disponibili sono diminuiti del 2,1% (-1.001 posti).

La relazione poi mette a nudo una grande opportunità mancata: vi sono 20.894 detenuti con una pena residua compresa tra 0 e 3 anni che avrebbero i requisiti legali per accedere alle misure alternative. Al contrario, il 60,2% dei ristretti (38.528 persone) viene trattenuto in regime di chiusura totale. C’è quindi anche questo paradosso per cui il 69,4% della popolazione detentiva sta scontando una condanna definitiva, ma c’è un 23,4% che si trova in custodia cautelare (con un 14,3% in attesa del primo giudizio).