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di Federica Olivo


huffingtonpost.it, 12 marzo 2021

 

61 persone si sono tolte la vita. L'anno della grande paura per il virus che si diffondeva, e ancora si diffonde, in cella, ma anche l'anno dell'introduzione della tecnologia per garantire, nei mesi più duri della pandemia, ai detenuti di poter sentire i familiari. L'anno della riduzione (indispensabile per fronteggiare il contagio) del sovraffollamento, che persiste ma non è più drammatico come negli anni scorsi. Ma anche l'anno in cui si è registrato un numero altissimo di suicidi nei penitenziari. Sessantuno persone si sono tolte la vita in prigione. Un numero così alto non si registrava da un ventennio. Questo è stato, in estrema sintesi, il 2020 per le carceri italiane. L'Associazione Antigone lo ha descritto nel report annuale, presentato oggi online. "Oltre il virus" è il titolo del lavoro. E oltre il virus sperano di andare le carceri, e il Paese tutto, anche grazie alla campagna di vaccinazione, iniziata anche nei penitenziari.

L'incidenza delle persone positive in carcere è più alta che fuori, scrive Antigone. I detenuti attualmente positivi nei penitenziari, al 9 marzo erano 468, in aumento rispetto alla settimana precedente, su una popolazione di circa 53mila persone. Tra gli agenti di polizia penitenziaria erano 612. Fra lo staff amministrativo i positivi erano 48. Numeri che in termini assoluti sembrano piccoli, ma che non lo sono affatto. Per spiegare quanto il virus sia entrato in cella, l'associazione prende come esempio i mesi di aprile, di dicembre e di febbraio. Ad aprile 2020 nelle carceri italiane l'incidenza dei positivi ogni 10mila persone era di 18,7, in Italia di 16,8. Il gap è salito notevolmente a dicembre 2020: nelle carceri italiane l'incidenza era di 179,3, nel resto del Paese 110,5. Situazione simile a febbraio: in carcere si attestava a 91,1, in Italia 68,3.

La pandemia ha fatto 18 vittime tra i detenuti e 10 tra gli agenti. Nei primi mesi di diffusione del virus la popolazione reclusa è diminuita: erano più di 60mila i detenuti all'inizio del 2020, sono poco più 53.697 ora. Il sovraffollamento resta, ma è stato ridotto del 12,6%. Per Antigone non basta: "Per arrivare al 98% della capienza ufficiale regolamentare, considerata in alcuni paesi la percentuale fisiologica di un sistema che abbia sempre la disponibilità di un certo numero di

posti liberi, per eventuali improvvise ondate di arresti o esecuzioni, sarebbe necessario deflazionare il sistema di altre 4.000 unità, che diventano 8.000 se si tiene conto dei reparti transitoriamente chiusi", si legge nel rapporto. Missione impossibile? Non è detto. Secondo i dati elencati nel rapporto tra i reclusi ci sono 19.040 persone che potrebbero scontare l'ultimo periodo della pena fuori dal carcere, perché hanno un residuo inferiore a tre anni. "Va sottratta - si legge nel report - quella quota sottoposta a divieti normativi in ragione del reato commesso. Se solo metà di loro ne fruisse avremmo risolto parte del problema dell'affollamento carcerario italiano".

Se quella di rendere più vivibili le celle e garantire più spazio ai detenuti è una sfida annosa, resasi più necessaria con l'esplosione della pandemia, la sfida nuova è quella di accelerare con i vaccini. Al 9 marzo la prima dose del prodotto anti Covid 927 detenuti, 5.764 agenti e 503 amministrativi. La campagna è appena iniziata e c'è ancora tanta strada da fare.

Il dramma dei suicidi: mai così tanti da 20 anni - Il bilancio delle persone che si sono tolte la vita in carcere nel 2020 è particolarmente drammatico: nell'anno appena passato 61 persone si sono

suicidate all'interno degli istituti di pena italiani. Nel 2020 tale tasso è risultato significativamente superiore agli anni passati, attestandosi a 11 casi di suicidio ogni 10.000 persone. Erano quasi vent'anni che non si registrava un numero così alto. Nella maggior parte dei casi si è trattato di persone giovani. L'istituto dove sono stati registrati più casi di suicidio nel corso dell'anno è la Casa Circondariale di Como con tre decessi fra il mese di giugno e quello di settembre, seguono con due casi ognuno gli istituti di Benevento, Brescia, Napoli Poggioreale, Palermo Pagliarelli, Roma Rebibbia, Roma Regina Coeli e Santa Maria Capua a Vetere.

Stranieri, donne e 41bis - Rispetto a circa 10 anni fa, i detenuti stranieri in Italia sono diminuiti. "Erano il 37,15% alla fine del 2009, e che in termini assoluti sono diminuiti di ben 6.723 unità nel giro di undici anni", si legge nel rapporto. Statisticamente sono gli autori dei reati meno gravi, ma sono quelli che in proporzione subiscono maggiormente la custodia cautelare. Quelli che, cioè, restano di più in carcere prima della condanna.

Poche le donne detenute. Erano 2.250 al 31 gennaio 2021 - 26 delle quali con figli al seguito. Il 4.2% del totale della popolazione reclusa. La percentuale è in sostanza stabile dagli anni 90. Il picco è stato raggiunto nel 1992, con il 5%. Le quattro carceri femminili italiane (a Trani, Pozzuoli, Roma e Venezia) ospitano 549 donne, meno di un quarto del totale. L'Istituto a custodia attenuata di Lauro, unico Icam autonomo e non dipendente da un carcere ordinario, ospita 7 madri detenute. Le altre 1.694 donne sono distribuite nelle 46 sezioni femminili ospitate all'interno di carceri maschili. Il 28,9% dei 4.160 reati ascritti alle donne detenute riguarda reati contro il patrimonio. Seguono i reati contro la persona (18,5%) e le violazioni della legge sulle droghe (15,7%). L'associazione di stampo mafioso pesa sulle donne detenute per il 3%, mentre la percentuale sale al 5,7% se guardiamo alla popolazione reclusa generale. A fine 2020, erano 13 le donne sottoposte al regime speciale di cui all'art. 41bis (l'1,7% dei 759 detenuti complessivi sottoposti a quel regime).

Al 41bis, in tutto, ci sono 759 persone. Alla stessa data del 2019 erano 754, nel 2018 erano 733 (26 in meno di oggi). Una crescita contenuta ma costante. Nel corso del 2020 sono stati 25 i provvedimenti di prima applicazione, 16 i decreti di riapplicazione del regime speciale e 294 i provvedimenti di proroga.

L'età media dei detenuti - Per legge gli ultrasettantenni potrebbero trascorrere la detenzione fuori dal carcere. Spesso, però, ciò non accade: erano ben 851 persone al 31 dicembre 2020 le persone recluse che avevano più di 70 anni (erano solo 350 nel 2005). Una parte di loro è in regime di alta sicurezza o in 41bis. Sono invece 9.497 gli infra-trentenni. "Una popolazione giovane - scrive Antigone - che dovrebbe spingere l'amministrazione a organizzare un piano di azioni educative, scolastiche, culturali e di avviamento al lavoro che tenga conto della loro giovane età. Solo un detenuto su dieci ha la laurea o una licenza di scuola media superiore".