sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Daria Bignardi

vanityfair.it, 20 novembre 2024

Nelle nostre galere c’è sempre più dolore e insensatezza. Bisognerebbe avere rispetto per chi soffre. Altro che intima gioia. Perché le parole pronunciate dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro dopo la presentazione della nuova auto per trasporto detenuti 41bis suscitano indignazione. Sono andata a vedere il video perché non ci credevo. Ma il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro lo ha detto davvero.

Dopo aver assistito alla presentazione della “nuova autovettura blindata con cellula detentiva, unica nel suo genere, con tre telecamere nell’abitacolo, chiusura della cellula detentiva automatizzata e temporizzata, blocca manette, blocca porte e blocca arma gestibili da consolle”, ha declamato che “l’idea di vedere sfilare questo potente mezzo, far sapere ai cittadini chi sta dietro a quel vetro oscurato, come noi incalziamo chi sta dietro quel vetro oscurato, come noi non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro oscurato, è sicuramente per il sottoscritto un’intima gioia, e credo che in una visione molto semplificata dell’esistenza sia una gioia per tutti i ragazzi che si affacciano alla vita e vogliono scegliere di servire lo Stato nella Polizia Penitenziaria come prima scelta”.

Che i ragazzi che si affacciano alla vita provino un’intima gioia per cose di questo genere mi sentirei di escluderlo. E nemmeno che la provino gli agenti di Polizia Penitenziaria, che, al contrario del sottosegretario, insieme ai detenuti ci passano le giornate e sanno benissimo che più soffrono i detenuti e più soffrono le guardie. Carceri che esplodono come pentole a pressione, detenuti e agenti che si ammazzano per disperazione, minorenni che si tagliano le braccia e si intossicano col fumo dei materassi bruciati, parenti disperati, personale insufficiente e stremato, bambini che con le nuove leggi rientrano in carcere, la Corte europea per i diritti dell’uomo che ci tiene d’occhio pronta a condannarci di nuovo come nel 2013: nelle nostre galere c’è sempre più dolore e insensatezza. Bisognerebbe avere rispetto per chi soffre. Altro che intima gioia.