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di Rita Bernardini

Il Riformista, 19 ottobre 2022

A volte sono i familiari, altre gli agenti. Pochi giorni fa è stato arrestato un cappellano per aver portato droga ai detenuti. Vediamo se le accuse a Ioia saranno provate. Ma nessuno metta in discussione il lavoro dei garanti.

In tanti siamo stati raggiunti dalla sconvolgente notizia dell’arresto del nostro amico Pietro Ioia con l’accusa di traffico di stupefacenti e di telefoni cellulari all’interno del carcere di Poggioreale. Lo avrebbe fatto approfittando del suo ruolo di garante e ciò, se fosse provato e vero, sarebbe gravissimo. Vedremo a cosa porteranno le indagini e se l’accusa sarà provata. Constato che anche in questo caso poteva essere evitata la custodia cautelare in carcere.

Ogni giorno ci sono notizie riguardanti il traffico di cellulari e stupefacenti (droghe illegali, perché quelle legali sono profuse a gogò) all’interno delle carceri. A volte sono i familiari, altre volte è il personale (soprattutto agenti), altre volte ancora il traffico si fa con i droni o con pacchi gettati nell’intercinta dell’istituto. I mezzi sono i più fantasiosi. Pochi giorni fa è stato arrestato il cappellano del carcere di Enna accusato di portare droga in carcere.

Alcuni detenuti mi hanno detto che ci sono istituti penitenziari dove vige un vero e proprio tariffario per droga, cellulari o altri oggetti proibiti. Forse non è vero, ma è verosimile. Mai faremo abbastanza - come dovremmo - per contrastare il proibizionismo sulle sostanze stupefacenti che è criminogeno a tal punto da arrivare a corrompere interi apparati statali.

Non sia questo episodio a mettere in discussione l’opera preziosissima in termini di conoscenza e vigilanza che i garanti svolgono quotidianamente nei quasi 200 istituti carcerari italiani Qualche benpensante dovrebbe poi spiegarmi come mai le illegalità sistematiche dello Stato nei confronti della popolazione detenuta non vengano mai sanzionate.