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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 15 luglio 2026

Il giorno dei testimoni: l’Alleanza per l’articolo 27 della Carta porta in visita 350 persone in 37 istituti penitenziari d’Italia. Sovraffollamento medio nazionale al 140%. E nel sistema minorile una “logica di esplicita punizione”. “Ondata di giovani nelle carceri per adulti. Subito un provvedimento di clemenza”. “Ho visto decine di detenuti ammassati uno sull’altro, il doppio di quanti dovrebbero esserci. Faceva un caldo che toglieva il respiro. In una cella da tre c’erano sei persone, nei letti a castello. Ho sentito la loro sofferenza, e la rabbia con cui, un giorno, torneranno liberi”. Quando Ilaria Cucchi esce, insieme al resto della delegazione, dal portone di Regina Coeli, è visibilmente provata. Madida di sudore, senza fiato, malgrado la senatrice di Avs non sia certo disabituata alla frequentazione delle carceri.

Lo è invece Pietro Sermonti, attore protagonista tra gli altri di film quali Boris o Smetto quando voglio, “impressionato da un ragazzino poco più che diciottenne lasciato lì a non fare nulla”. “La direttrice - aggiunge - ci ha riferito che negli ultimi due anni c’è stata un’ondata di ingressi di giovani appena maggiorenni”.

“Tutti gli spazi comuni riservati alle attività sono occupati da reclusi”, riferisce il garante regionale dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia ai giornalisti presenti, compresa l’inviata del New York Times. Con loro, nella casa circondariale romana dove passa la maggior parte delle persone arrestate o in custodia cautelare che poi saranno ridistribuite nelle varie carceri del Lazio, sono entrati alcuni dei 350 delegati dell’Alleanza per l’Articolo 27 - la rete nata nel febbraio scorso che comprende organizzazioni come Antigone, Cnca, Cgil, A buon diritto, Arci, La società della Ragione e tante altre - nell’ambito dell’iniziativa che ieri ha aperto 37 istituti di tutta Italia alla società civile. Attori e scrittrici, dirigenti di banca, sacerdoti, politici di vari partiti, garanti regionali e comunali, tutti “chiamati a difendere l’articolo 27 della Costituzione”. Non era mai accaduto, nella storia recente italiana.

Per Cucchi la maggiore responsabilità di questa situazione è da attribuire alla “propaganda” del governo Meloni e alle “sue politiche iper securitarie”. In effetti, secondo i rapporti di Antigone, da quando si è insediato il governo di ultradestra, attraverso i vari decreti (Rave, Caivano, immigrazione e ong, e due dl sicurezza) sono stati creati “55 nuovi reati, 60 nuove aggravanti e 65 inasprimenti di pena, per un totale di 400 anni in più di pena detentiva in carcere prevista”. E il sovraffollamento penitenziario è tornato quasi ai livelli del 2013, quando con 65.905 detenuti in 47.040 posti realmente disponibili l’Italia venne condannata per trattamenti inumani e degradanti con la famosa sentenza Torreggiani.

Oggi siamo a quota 64.695, in una capienza reale scesa addirittura a 46.228 posti, con un tasso di affollamento su base nazionale del 140%. Allora, però, almeno gli Istituti penali per minorenni erano ancora in linea con il dettato costituzionale. Ieri invece, ad esempio, i delegati entrati nell’Ipm milanese Beccaria, insieme all’arcivescovo Delpini, hanno registrato la presenza di “55 persone a fronte di una capienza regolamentare di 42 posti”, di cui “35 stranieri, 21 minorenni e soltanto 8 reclusi con sentenza definitiva”. Spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone: “Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 87 i trasferimenti nelle carceri per adulti di giovani maggiorenni che avevano commesso il reato prima dei 18 anni. Nel corso del 2025 erano stati 195 (189 l’anno precedente), con un incremento di oltre l’85% rispetto all’ultimo anno interamente senza decreto Caivano. Le nuove norme permettono tali trasferimenti in chiave semplificata e punitiva. È un cambiamento culturale di non ritorno: per la prima volta il sistema minorile accoglie una logica di mera ed esplicita punizione. Viene così cancellata ogni presa in carico educativa, e il giovane viene abbandonato a un sistema carcerario per adulti pronto a inghiottirlo”.

Le testimonianze raccolte in un solo giorno dall’Alleanza per l’Articolo 27 sono a tratti sconvolgenti, ma troppe da tenere tutte in un articolo. “Abbiamo visto tantissimi giovani: se ne parla tanto ma non ce ne si occupa mai davvero”, commenta Don Ciotti all’uscita di Opera, a Milano. A Rebibbia femminile, riferisce la delegazione, “c’era una donna anziana con la bombola dell’ossigeno e tante tossicodipendenti; si percepiva una sensazione di disagio psichico diffuso; una bambina con la mamma giocava da sola al nido”. Dopo la visita alla Dozza e all’Ipm del Pratello, a Bologna, l’attore Alessandro Bergonzoni dice: “Oggi ho visto esseri umani come animali in gabbia; sono uscito con una grande vergogna addosso”. Il garante della Toscana, Fanfani, conferma “una situazione ampiamente degradata” a Sollicciano, mentre a San Vittore la presidente di Antigone Lombardia Valeria Verdolini registra “1173 presenti, 710 sono stranieri, e 235 hanno meno di 24 anni, 677 sono tossicodipendenti, e 154 hanno diagnosi psichiatriche maggiori, con 565 agenti di polizia penitenziaria rispetto al 655 previsti dalla pianta organica”. A Lecce basta ricordare che si contano cinque dei 33 suicidi registrati nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno; in totale i morti sono 116.

“Numero chiuso nelle carceri” e “subito un provvedimento di clemenza”, sono le richieste in cima alla lista stilata da Antigone e Cnca e condivisa da tutta l’Alleanza per l’articolo 27: a partire dall’”apertura delle celle per almeno 8 ore al giorno” e “del carcere al mondo esterno”, la rete chiede di attuare “un grande piano per l’estate, anche per prevenire i suicidi”. “Frigoriferi e ventilatori in tutte le celle” sono beni di prima necessità. Il Dap deve poi “consentire telefonate quotidiane per tutti i reclusi della media sicurezza in modo da evitare solitudine e disperazione”. Vanno chiusi “tutti i reparti non abitabili dal punto di vista igienico/sanitario”. Bisogna poi “favorire al massimo le misure alternative soprattutto nei prossimi due mesi attraverso richieste formulate dalle stesse direzioni”. Fondamentale è “non attivare i gruppi di Polizia con compiti di infiltrazione nelle carceri”, per non rendere “torbido un clima già teso”.

E “non approvare nuove norme penali”. Gli istituti “sono già inzeppati di persone che hanno commesso solo reati minori”.

L’amministrazione penitenziaria, questa volta, è stata veloce nel concedere i permessi agli oltre 350 delegati e non ha creato troppi problemi. Un segno di aria nuova, nell’era post Delmastro. L’Articolo 27 “ringrazia”: “Come rete - scrivono le associazioni - ci siamo presi l’impegno di presentare un rapporto dettagliato di quello che abbiamo visto e vissuto, ma soprattutto quello di promuovere iniziative per una riforma delle pene e per un carcere diverso dall’attuale”. Quello che oggi è diventato “solo un ricovero della marginalità sociale”.