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di Vincenzo Bisbiglia

Il Fatto Quotidiano, 8 maggio 2023

L’inchiesta di Report “Ombre grigie” di Giorgio Mottola, in onda stasera su Rai3, spiega in che modo le strade delle Onlus carcerarie e quelli di ex detenuti per mafia ed estremisti di destra si siano incrociati.

Sono condannati per reati di mafia, ex terroristi neri o dirigenti di movimenti di estrema destra. Molti di loro entrano nelle carceri italiane, incontrano detenuti “importanti”, anche mafiosi o presunti tali. In alcuni casi si prodigano per far avere loro misure meno restrittive o sostengono campagne di sensibilizzazione contro l’ergastolo ostativo e per l’abolizione del 41-bis.

Alcune delle principali associazioni per i diritti dei detenuti, come “Nessuno Tocchi Caino”, li hanno accolti tra i loro quadri. Altre, come Antigone, ne incrociano destini e battaglie. L’inchiesta di Report “Ombre grigie” di Giorgio Mottola, in onda stasera su Rai3, spiega in che modo le strade delle Onlus carcerarie e quelli di ex detenuti per mafia ed estremisti di destra si siano incrociati.

Nel servizio, si racconta, ad esempio, come “Antigone” nel 2017 si spese per chiedere la scarcerazione, per gravi motivi di salute, di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore di Forza Italia in quel momento in carcere a Rebibbia a scontare la condanna a 7 anni per concorso esterno. I presidenti onorari di Antigone sono l’attuale garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, e quello del Lazio, Stefano Anastasia. Quest’ultimo aveva assunto nel suo ufficio in Regione l’avvocata Simona Filippi, che nell’associazione svolge il ruolo di “responsabile del contenzioso” e in quel momento era la legale di fiducia di Dell’Utri. Filippi aveva ottenuto un contratto di consulenza in Regione Lazio da 14mila euro.

“Non credo sia stata una mia dichiarazione a cambiare la storia del percorso detentivo di Dell’Utri”, ha risposto Anastasia a Report. Vice di Anastasia nel Lazio è Manuel Cartella, vicino a Luigi Ciavardini, l’ex terrorista dei Nar fondatore dell’associazione “Gruppo Idee” condannato in via definitiva per la strage di Bologna. La Onlus fino ad aprile accedeva regolarmente a Rebibbia, prima che il carcere romano avviasse una verifica interna dopo le indiscrezioni emerse in un’altra puntata di Report, sul caso dei presunti “pizzini” portati da Federico Vespa - figlio di Bruno - direttore del giornale carcerario Dietro il cancello, ad alcuni detenuti.

Poi c’è “Nessuno Tocchi Caino”. Report calcola che nel consiglio direttivo della Ong presieduta dalla radicale Rita Bernardini siedano 11 tra detenuti o ex detenuti per reati di mafia, come l’ex governatore siciliano Totò Cuffaro, condannato per aver favorito Cosa nostra (pena scontata). L’associazione è frequentata anche da estremisti di destra. Come Rainaldo Graziani, che di recente ha ricostituito il Centro Studi Ordine Nuovo, fondato da suo padre Clemente Graziani con Pino Rauti. La sua coop, Arnia, che orbita nella galassia di “Nessuno Tocchi Caino” ha dato lavoro a detenuti per mafia e all’ex Nar Egidio Giuliani, arrestato per l’omicidio di Silvio Fanella. Non solo. Alle ispezioni a Rebibbia della presidente Bernardini - che ha partecipato alla presentazione del libro della ex terrorista Francesca Mambro, condannata in via definitiva per la strage di Bologna - hanno assistito gli storici dirigenti di CasaPound Carlotta Chiaraluce e Luca Marsella, già campioni di voti a Ostia. Marsella, mai indagato, fu fotografato col presunto boss del litorale, Roberto Spada, prima che questo venisse arrestato. “Non mi pare che CasaPound abbia ricostituito il partito fascista”, ha ribadito Bernardini a Report. Il servizio ricorda pure come in “Nct” avesse avuto un ruolo il radicale Antonello Nicosia, arrestato nel 2019 per associazione mafiosa, accusato di essere il “messaggero” dei boss nelle carceri in Sicilia. “C’è il rischio di essere strumentalizzati? Assolutamente sì”, ammette intervistato da Report, l’avvocato Michele Capano, tesoriere dei Radicali e legale di vari detenuti per mafia.