di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 3 gennaio 2024
Guerra. Questa parola fa tremare i polsi delle persone più sensibili e attente. Questa parola si è impossessata anche del Ventunesimo secolo e viceversa. Una parola letta e riletta sui libri di storia, ascoltata nei racconti di chi l’ha vissuta in prima persona, di chi è stato al fronte, indossando una uniforme. Il regista Pupi Avati ha definito la guerra come la “peggiore esperienza che possa vivere un essere umano”. Parole pronunciate da una persona che sa distinguere bene la realtà dalla finzione cinematografica e che vale la pena prendere in seria considerazione. Ma la storia non insegna mai niente?
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato la parola guerra, al singolare e al plurale, per ben otto volte nel discorso di fine anno, mandato in onda a reti unificate il 31 dicembre. “La guerra - ogni guerra - genera odio”, ha detto il presidente della Repubblica davanti a milioni di italiani. “E l’odio durerà, moltiplicato, per molto tempo, dopo la fine dei conflitti. La guerra è frutto del rifiuto di riconoscersi tra persone e popoli come uguali. Dotati di pari dignità. Per affermare, invece, con il pretesto del proprio interesse nazionale, un principio di diseguaglianza. E si pretende di asservire, di sfruttare. Si cerca di giustificare questi comportamenti perché sempre avvenuti nella storia”.
Il Capo dello Stato con la solennità che impone anche l’appuntamento dell’ultimo giorno dell’anno ha voluto rimarcare la propria preoccupazione per quanto sta accadendo a poca distanza dall’Italia, “nel cuore dell’Europa” e “sulle rive del Mediterraneo”. L’Ucraina si sta avvicinando al secondo anniversario - il 24 febbraio - dell’invasione russa; la Striscia di Gaza è quasi stata rasa al suolo, dopo le incursioni sanguinarie dei terroristi di Hamas nei kibbutz israeliani e nel corso di una festa con migliaia di giovani nel deserto del Negev.
Le prospettive per questo nuovo anno sono tutt’altro che rosee. Putin continua a usare un linguaggio da boss, sprezzante per i fratelli - rinnegati - ucraini, stando ben attento a non pronunciare la parola che egli stesso ha vietato in patria: guerra. Chi viola questo divieto rischia grosso, in Russia. Lo dimostrano le tante storie che da oltre due anni Il Dubbio racconta con puntualità. Storie di donne e uomini liberi, desiderosi di esprimere il proprio pensiero e contestare chi ha portato all’isolamento della Russia.
Pensiamo all’avvocato e deputato municipale Alexei Gorinov, condannato nella primavera del 2022 a sette anni di carcere per aver esortato “la società civile a fare ogni possibile sforzo per fermare la guerra”. Nelle “ultime dichiarazioni”, davanti al tribunale del distretto di Mescankij, Gorinov ha usato numerose volte la parola vietata da Putin: “La guerra è il mezzo più rapido di disumanizzazione dell’umano, è quando il confine tra il bene e il male si fa labile. La guerra è sempre sangue e violenza, è corpi straziati, è arti strappati. È morte, sempre. E io non l’accetto, anzi la rifiuto”.
Il Capo dello Stato non ha nascosto preoccupazione e sgomento. “La guerra - ha aggiunto - non nasce da sola. Non basterebbe neppure la spinta di tante armi, che ne sono lo strumento di morte. Così diffuse. Sempre più letali. Fonte di enormi guadagni. Nasce da quel che c’è nell’animo degli uomini. Dalla mentalità che si coltiva. Dagli atteggiamenti di violenza, di sopraffazione, che si manifestano”.
La guerra, per dirla con le parole di Oriana Fallaci, “è un infanticidio rinviato di vent’anni”. Alla parola più inquietante dei nostri giorni Sergio Mattarella ha però contrapposto un’altra - pace -, che lancia un raggio di luce e speranza in questo primo vagito di 2024. La parola pace è stata pronunciata invece nove volte. Una prevalenza casuale o ricercata dal Quirinale?
Chissà. Sicuramente il discorso del presidente della Repubblica ci apre ancora una volta gli occhi e ci induce a costruire nella quotidianità, lontano dalle ricorrenze, un mondo più vivibile, più lieto e più giusto, che rifugge la violenza e il linguaggio che la genera.











