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 di Flavia Amabile e Edoardo Venditti

La Stampa, 4 ottobre 2025

Cento cortei venerdì hanno paralizzato le città, manifestanti bloccano porti, stazioni e autostrade. Cariche e lacrimogeni a Bologna e Milano. Per il Viminale circa 500 mila le presenze. “E ‘mo menace pe’ du’ ova!”, urlano. Non sono due le uova che hanno appena lanciato, saranno una ventina, vanno a infrangersi sui blindati della polizia schierati davanti al ministero dei Trasporti. Poco dopo scoppia un petardo e ci sono alcuni pugni battuti sul portone dell’ambasciata tedesca. Le tensioni a Roma finiscono qui.

Il ministero guidato da Matteo Salvini è la tappa più sensibile della manifestazione di Roma, il punto più a rischio nel passaggio dei trecentomila che sfilano per ore per sostenere l’azione dei componenti della Flotilla finiti in carcere dopo aver tentato di aprire un corridoio umanitario verso Gaza. Hanno deciso di bloccare l’autostrada partendo da Termini, un percorso di uffici e case private, poco adatti a essere presi di mira da chi è sceso in piazza.

Il palazzo dove ha sede il ministero guidato da Matteo Salvini, invece, sembra perfetto. Ed è lì che avvengono gli unici momenti di tensione. La testa del corteo dove ci sono i manifestanti dei Cobas, passa gridando: “Esci fuori!”. Gli spezzoni successivi vanno oltre. “Assassino”, “Amico dei terroristi”. E poi insulti. Quando davanti al ministero passa un gruppo di studentesse e studenti universitari ha inizio il lancio delle uova accompagnato da un nuovo coro di richieste di dimissioni e di insulti. Mentre il tuorlo cola sulla lamiera dei blindati e gli studenti si divertono a provocare, i poliziotti in assetto antisommossa, con casco e manganelli in mano, restano fermi. Lo sanno anche loro che per “du ova” non è il caso di menare nessuno. Non sono questi gli ordini che hanno ricevuto.

Il corteo che ha attraversato Torino - Le istruzioni sono di trattare, come già due sere fa portando diecimila manifestanti a pochi passi da palazzo Chigi senza che ci fosse il minimo scontro. Lo stesso avviene durante il corteo di ieri che riesce ad arrivare fino all’autostrada come desiderava e lascia intatte sia la stazione Termini che la stazione Tiburtina che erano lungo il percorso della protesta.

Vista da Roma la protesta in nome della Flotilla è una marcia colorata, dai toni accesi, capace di racchiudere mondi diversi. Tra chi sfila ci sono il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, la segretaria del Pd Elly Schlein, i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, attori come Valerio Mastandrea, estremisti come lo studente filo -Hezbollah che cammina con la foto del leader Hassan Nasrallah ucciso dalle forze Israeliane un anno fa. Ognuno ha il proprio modo di protestare ma nessuno oltrepassa mai il confine della violenza.

La “battaglia” dei dati - Non accade lo stesso ovunque in un’Italia che ieri ha dovuto affrontare il terzo giorno di blocco in nome della Flotilla. A scendere in piazza sono stati più di due milioni di persone secondo gli organizzatori della protesta mentre per il Viminale sono al massimo mezzo milione, quattro volte di meno. Oltre cento le città interessate (29 secondo il Viminale), ancora forti disagi per porti, treni e autostrade e scontri in particolare a Bologna, Torino e Milano. E 55 poliziotti feriti in due giorni. A Bologna, un corteo di più di quindicimila persone dopo due tentativi è riuscito a forzare il blocco delle forze dell’ordine cercando di avanzare in tangenziale. Ne sono nate delle cariche. Il bilancio è di due manifestanti fermati e rilasciati in serata.

Momenti di tensione anche a Milano, dopo che i manifestanti sono arrivati in tangenziale. Alla partenza erano circa ottantamila tra studenti, lavoratori, genitori e bambini, uniti al grido di “Palestina libera”. Verso mezzogiorno, però, la compattezza si è rotta: la Cgil ha deviato verso piazza Leonardo Da Vinci, mentre Usb e Cobas hanno puntato alla tangenziale est. Un fiume umano ha bloccato la carreggiata verso Segrate. Dopo un breve tratto il furgoncino Usb è rientrato in città, ma una frangia a volto coperto ha tentato di raggiungere la polizia. Gli agenti sono arretrati evitando lo scontro. Ma il corteo è avanzato ancora finché un nuovo cordone ha bloccato la strada. Ci sono stati momenti tesi, fumogeni e lacrimogeni da un lato, bottiglie e sassi dall’altro. Gli idranti hanno disperso, infine, il gruppo di testa e i manifestanti hanno lasciato la tangenziale. A Livorno è stato bloccato il traffico commerciale e l’accesso al porto, con lunghe file di mezzi pesanti. Oltre cinquemila manifestanti hanno bloccato la circolazione nella zona nord della città, e a loro si è aggiunto un corteo di tremila studenti arrivato dal centro.

A Pisa facoltà occupate mentre circa diecimila manifestanti hanno prima sfilato sulla bretella dell’autostrada A12, poi hanno bloccato la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, e successivamente raggiunto l’aeroporto Galileo Galilei. Dopo aver forzato lo sbarramento delle forze dell’ordine, hanno invaso la pista e i piazzali, bloccando i voli. A Firenze i manifestanti hanno occupato i binari della stazione, provocando rallentamenti fino a due ore dei treni dell’Alta Velocità e regionali. Lo stesso a Genova dove sono entrati nello scalo ferroviario di Piazza Principe, bloccando i binari e intonando “Bella Ciao”. Bloccato il porto di Napoli dove oltre diecimila persone hanno impedito l’accesso e il deflusso a tutti i veicoli. E oggi si ricomincia con la quarta giornata di protesta che culmina nella manifestazione nazionale che attende a Roma decine di migliaia di manifestanti.