sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Vincenzo Nigro


La Repubblica, 3 agosto 2020

 

Donne e famiglie in viaggio, e i populisti cavalcano gli addii di massa: "Si è creata una mitologia della partenza. Apriteci le porte in Italia". Una vecchia canzoncina a volte spiega molto più di un rapporto sociologico. Bendir Man, un cantante popolare tunisino, nel 2011 aveva adattato Bella Ciao alla rivoluzione "dei gelsomini", la rivolta che ha fatto fuggire il presidente Ben Alì. Poi aveva rimesso mano alle parole del testo. Ha cantato la Bella Ciao dei migranti, Habiba Ciao.

"Domani, quando ti sveglierai, non mi troverai/ habiba ciao ciao ciao/ Metti Rai Uno, forse mi vedrai saltellare in terra italiana / ti chiedo scusa a nome di mamma, mi puoi salutare alzando la mano verso Lampedusa. Farò tanti soldi, mi comprerò una Lamborghini e al matrimonio ti porterò".

Quale è il sentimento di buona parte del popolo tunisino, oggi? Cosa pensano? In avenue Bourghiba, la via del Corso di Tunisi, guardiamo con qualcuno la canzone sul telefonino: "L'ho vista da tempo, si è vecchia ma è giusta: io penso che se vogliamo, dobbiamo poter emigrare", dicono Ahmed, 17 anni, e i suoi compagni. Il padre di Ahmed faceva il giardiniere in un grande albergo: è stato licenziato, in casa nessuno lavora. Gli altri giovani sono tutti d'accordo: emigrare è un diritto: "Perché questa che abbiamo di fronte è diventata una fortezza Europa? Dovete aprire".

C'è di più. "Oltre alla crisi economica, alla crisi politica che fa urlare a tanti che 'tutti i politici sono corrotti', cresce quasi una mitologia popolare della migrazione", dice Khaled Tababi, sociologo del Forum tunisino dei diritti umani e sociali. Tutti in Tunisia parlano da tempo di quello che noi in Italia abbiamo visto solo da qualche settimana. Non solo crescono i migranti, non solo partono le famiglie, ma tutto diventa "diritto alla migrazione" (e quindi cresce la parallela tolleranza). Tatabi aggiunge che migrare diventa anche una "forma di contestazione, come sempre succede nei momenti di crisi dei sistemi politici". Ma iniziano a farlo le famiglie e le donne proprio perché partire è sempre meno tabù, non è più anti-sociale, men che meno è percepito come illegale.

"Si, mitologia della migrazione come la chiamate voi è qualcosa che vediamo anche noi. Significa che i migranti illegali che arrestiamo in mare non capiscono perché li blocchiamo; loro sanno di fare qualcosa di illegale, ma trattano noi poliziotti come dei traditori, qualcuno che nega loro diritti e che agisce per conto dell'Europa ricca", diceva l'altro giorno a Sfax un ufficiale della Guardia costiera.

In parallelo nel paese si confermano i segnali di una crescita di "populismo tunisino" che insabbia la politica e le istituzioni. Da qualche giorno nel Sud, ad Al Kamour, 120 manifestanti hanno bloccato nel deserto le valvole dei pozzi di petrolio. La Tunisia produce poco, circa 40 mila barili al giorno. Ma tutto è fermo. "Protestano perché il governo non ha applicato un accordo sull'occupazione locale del 2017", dice il deputato Sami Ben Abdelaali, eletto nella circoscrizione Italia per il partito "Il Futuro". "Anche il premier appena dimesso, Fakhfakh, non ha rispettato l'accordo, e loro bloccano il petrolio".

L'esercito è schierato nella zona, il ministro dell'Energia ha lanciato un allarme, anche quei pochi proventi del poco petrolio servono all'economica tunisina, e soprattutto servono a far capire agli investitori stranieri che la legge viene rispettata. Ma nessuno fa nulla. Un'altra mossa che in Italia definiremmo populista l'ha votata il 29 luglio il parlamento: "È un provvedimento per circa 60 mila laureati disoccupati da più di 10 anni: dovranno essere assunti dalla pubblica amministrazione", dice il deputato Abdelaali. Ma se non c'è lavoro e non ci sono soldi come farete? "Dobbiamo trovare i soldi: non ci sono nel bilancio 2020? Li troveremo in quello del 2021".

I molti partiti e partitini tunisini sono divisi: certo un grande merito della democrazia tunisina è che pochi giorni fa Fakhfakh si è dovuto dimettere per un conflitto di interessi. La democrazia c'è. Ma adesso le trattative fra i partiti sono insabbiate. Il presidente Kais Saied ha incaricato un tecnico senza ascoltare i partiti (il ministro dell'Interno Hichem Mechichi). Ma tutto sembra molto lento, molto lontano dalla velocità che chiede il popolo. Indebolisce la democrazia nata nel 2011.

In questo contesto troppi dicono che gli sbarchi sono l'unica possibilità per il futuro. Molti sono pronti a rischiare la morte. Bendir Man, il cantante, chiudeva così la sua Bella Ciao: "Sia che vediamo quel paradiso (l'Italia) coi nostri occhi / bella ciao / sia che affoghiamo e moriamo senza sepoltura, la mia anima tornerà da te a nuoto". È il dramma di un popolo. Anzi anche il nostro.