di Liana Milella
La Repubblica, 8 giugno 2021
Il direttore di Questione giustizia, la rivista di Magistratura democratica: "C'è del metodo in questa bizzarria". Nei sei quesiti l'ex pm vede annidarsi anche la possibilità per i mafiosi di candidarsi se cade la legge Severino. E, con la stretta sulla custodia cautelare, che restino liberi anche gli autori di gravi reati economici e contra la Pubblica amministrazione. I referendum, della Lega e del Partito radicale schierati insieme, futuri protagonisti del dibattito sulla giustizia. Se ne parla molto, ma solo "in toni generici, tattici, politicisti, senza entrare nel merito dei quesiti". Ne parliamo con Nello Rossi, oggi direttore di Questione Giustizia, la rivista online promossa da Magistratura democratica, che domani pubblicherà un ampio articolo sui contenuti dei singoli referendum.
Una toga "rossa" come lei, Nello Rossi, contro i referendum della Lega. Dov'è la notizia?
"Ah, bene. Questa intervista la cominciamo così? Definendomi toga rossa? Potrei protestare per il cliché ma diciamo che, con gli anni, mi sono rassegnato. La pigrizia dei cronisti è leggendaria e sono condannati a lavorare troppo in fretta per escogitare nuovi appellativi. Comunque la vera notizia per i cittadini è che questi sei referendum, guardati da vicino, sono molto sorprendenti. Innanzitutto per il loro reale contenuto e poi per la singolare alleanza che li propone: Radicali e Lega, libertari ad oltranza e propugnatori del "buttiamo la chiave", fuori dal potere i primi, al governo gli altri".
Lei contesta che un partito possa essere, al contempo, "di lotta e di governo"?
"Ricordo che i primi a promuovere un referendum abrogativo contro la legge sul divorzio furono i conservatori della Dc, partito di maggioranza relativa e i nostalgici dell'Msi. Un referendum che, grazie alla saggezza degli italiani, fu respinto con la vittoria dei no all'abrogazione. Da allora la storia dei referendum è stata molto travagliata, ma diciamo che in prevalenza o hanno avuto un'impronta di destra o hanno avallato, con il loro fallimento, politiche di destra. Forse è questo che spiega l'attuale scelta di un partito conservatore come la Lega".
In tempi di pentapartito, per una mossa del genere, ci sarebbe stata già la crisi, invece la Lega partecipa alle riunioni con Cartabia e lavora alle tre riforme della giustizia. È politicamente logico questo comportamento?
"C'è del metodo in questa bizzarria. Il referendum abrogativo dovrebbe essere un mezzo con cui minoranze estranee al potere chiedono ai cittadini di cancellare leggi ritenute ingiuste o non più adatte ai tempi. Ma la storia, come ho già detto, prende talvolta pieghe strane. Quando chi è nella maggioranza si accoda a referendum come questi è evidente che vuole sovrapporre i suoi obiettivi all'indirizzo politico del governo o condizionarlo pesantemente dall'esterno. La storia dei referendum di stimolo, di pungolo o estranei all'azione di governo non regge".
Però ha notato che nessuno si meraviglia? Nel senso che la Lega potrà votare in Parlamento sulle nuove regole per passare da pm a giudice e viceversa e poi tenere in piazza i banchetti per separare le carriere. A chi dovrebbe credere l'elettore?
"In effetti non è esaltante vedere che esponenti di partiti diversi dalla Lega si pronuncino sull'iniziativa con toni generici, allusivi, politicisti, senza mai sfiorare il merito dei quesiti. C'è da sperare, invece, che lo facciano gli elettori. E sono convinto che moltissimi elettori moderati e conservatori salteranno sulla sedia decrittando alcuni dei quesiti".
La separazione delle carriere, per anni cavallo di battaglia di Berlusconi. Ricorda la battuta del pm e del giudice che s'incontrano al bar del tribunale? Pensa che gli italiani attribuiscano alla carriera unica la lentezza e gli errori della giustizia?
"Oggi, come dimostrano le statistiche delle assoluzioni, il pm è tutt'altro che onnipotente e viene quotidianamente smentito dai giudici in un enorme numero di processi. Detto questo, la vecchia storia raccontata da Berlusconi del pm che, all'indomani della separazione delle carriere, si presenta al giudice "con il cappello in mano" è una gag malriuscita. Un pm separato dalla giurisdizione ed attratto nell'orbita dell'esecutivo avrebbe molto più potere dell'attuale. Ci pensino gli avvocati penalisti. E non abbiano nostalgia dei processi americani che iniziano con formule del tipo "lo Stato dell'Alabama contro XY" che sottolinea, già nell'esordio, il grande squilibrio di potere tra accusa e difesa".
Il referendum abrogativo ora proposto può realizzare la separazione delle carriere?
"Secondo me, il referendum sulla separazione delle carriere è un'impervia scorciatoia che porta solo in un fosso. Per come è congegnato è destinato a essere dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale. Cinque leggi coinvolte. Una raffica di quesiti difficili da capire persino dagli addetti ai lavori che investono aspetti eterogenei della normativa in vigore. Impossibile rispondere con un sì o con un no, com'è nella logica del referendum abrogativo giustamente salvaguardata dalla Corte costituzionale. Ma forse ci si propone solo di alimentare una campagna vittimistica in caso di diniego del giudice costituzionale allo svolgimento del referendum".
Se i passaggi da una funzione all'altra si ridurranno solo a due - come già prevedeva Bonafede e adesso conferma il costituzionalista Massimo Luciani che, su incarico di Marta Cartabia, ha presieduto il gruppo di lavoro sulla riforma del Csm - si sentirà ancora il bisogno di un pm potente e autonomo?
"Un pm potente? Nella mia carriera sono stato pubblico ministero per quasi quindici anni e le assicuro che non mi sono mai battuto per l'obiettivo di un pm "potente". Indipendente dal potere politico, questo sì. Messo in grado di fare il suo mestiere, che è quello di coordinare le indagini in vista e in funzione della prova nel processo. Investito del compito di essere il primo garante dei diritti del cittadino imputato. E le assicuro che la stragrande maggioranza dei magistrati del pm che ho conosciuto la pensa come me e agisce di conseguenza. Le do un consiglio: non ascolti solo chi parla e talvolta straparla nei talk show".
La custodia cautelare. I Radicali, da sempre, vogliono ridurla al minimo. Ma come fa il Salvini che mima le manette per il sindaco Uggetti a essere d'accordo con loro?
"Ecco, questa è una delle sorprese che si hanno leggendo davvero e non limitandosi solo ad orecchiare i quesiti. Come tutti sanno, oggi si possono adottare misure cautelari per il pericolo di fuga, per il rischio che l'indagato inquini le prove, e per il pericolo di reiterazione di gravi reati. Ed è qui che cade la mannaia della proposta referendaria. Il pericolo di reiterazione potrà essere invocato solo per i delitti di criminalità organizzata, di eversione o per i reati commessi con uso di armi o altri mezzi di violenza personale. I potenziali autori seriali di gravi reati politico-amministrativi, economici, contro la libertà personale o sessuale (commessi con mezzi non violenti) non potranno essere sottoposti a misure cautelari nei casi in cui non ci sarà il rischio di inquinamento delle prove o il pericolo di fuga. Mi auguro solo che i promotori del referendum non si ritrovino a protestare davanti ai palazzi di giustizia contro le decisioni adottate in conformità al risultato referendario".
L'eventuale colpo di spugna sul decreto Severino che disciplina ineleggibilità e incandidabilità di chi ha fatto i conti con la giustizia riporterà nelle istituzioni i condannati anche per reati gravi?
"Le assicuro che, essendo abbastanza incredulo, ho controllato più volte il quesito referendario sino a che il testo ufficiale non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Si propone di abrogare l'intero testo unico sulle incandidabilità a tutte le cariche elettive (Parlamento europeo, Camera e Senato, Regioni, Comuni, Province, Circoscrizioni). Così che potrebbero candidarsi a " tutto" mafiosi, terroristi, rei di gravi fatti di corruzione e di altri gravi reati condannati in via definitiva".
Il magistrato che "paga" di tasca sua per gli errori commessi, la responsabilità civile che diventa personale: come si concilia, nel caso della Lega, questa richiesta con la costante propaganda per il "tutti dentro in manette", anche nel caso del ladruncolo di strada?
"Nessuna persona sensata può credere che un'azione civile diretta contro il magistrato che abbia sbagliato - di regola un modesto "salariato dello Stato" - possa aumentare le garanzie di ristoro del danneggiato. È lo Stato che deve rispondere applicando poi al magistrato incisive sanzioni disciplinari e rivalendosi in una misura accettabile contro di lui. Come prevede la legge oggi in vigore e come ripetono incessantemente le alte Corti italiane ed internazionali. Ogni diverso assetto - e quello che scaturirebbe dal referendum è confuso e indecifrabile - può solo servire per intimorire preventivamente i magistrati".
La toga giudicata e valutata dagli avvocati. Non c'è un'evidente contraddizione tra questa ipotesi e la separazione delle carriere? Se tutto deve essere separato per evitare commistioni, com'è possibile che un avvocato voti sulla carriera di un magistrato che magari ha messo in carcere oppure ha condannato un suo cliente?
"A mio avviso per migliorare le valutazioni di professionalità dei magistrati che sono attualmente insoddisfacenti occorre ammettere i membri laici dei Consigli giudiziari a partecipare attivamente alle discussioni sui pareri di professionalità da fornire al Csm. Ma il referendum va ben oltre, perché mira a una partecipazione dei non togati non solo alle discussioni, ma anche alle deliberazioni sui pareri. Con una serie di rischi: di ostilità preconcette ma anche di indebite compiacenze. Non sarebbe un buon risultato".











