di Grazia Longo
La Stampa, 7 giugno 2022
Enrico Costa, vicesegretario di Azione, è il padre del provvedimento sulla presunzione d’innocenza, all’interno della riforma del sistema giudiziario.
Per effetto di questa novità si limiterà la comunicazione dei magistrati ai giornalisti. Si profila un bavaglio alle toghe, non le pare?
“Era tempo che finisse il Far west delle conferenze stampa delle procure in cui si spettacolarizzava un’inchiesta che esaltava solo la parte delle indagini e non quella della difesa. La conferenza stampa deve essere l’eccezione, esclusivamente per i casi di pubblica utilità, non la prassi con cui presunti innocenti vengono già dipinti come colpevoli. Eravamo arrivati al punto in cui la conferenza stampa era già una sentenza amplificata dai titoli dei giornali. Si dava spazio solo ad una campana, quella della pubblica accusa”.
Eppure secondo il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri non si è mai visto un capo della procura parlare in conferenza stampa di un indagato come se fosse colpevole prima del processo…
“E invece le cose andavano proprio in quella direzione: la conferenza stampa era basata su dinamiche per rafforzare l’inchiesta e le indagini. Io bollerei questa tendenza come marketing giudiziario, una forma del tutto illiberale e incivile che trasferisce le notizie come definitive. Per non parlare poi della pessima abitudine di etichettare le inchieste con dei nomi che evocassero colpevoli, tipo Mafia capitale, senza mai un dubbio di innocenza”.
Ma ora non si rischia di dare troppo potere all’indagato, al suo avvocato che è libero di parlare senza vincoli?
“Ma quando mai, le conferenze stampe della procura sono migliaia, quelle degli avvocati difensori, invece, pochissime. Occorre assolutamente evitare il protagonismo di certi magistrati e realizzare le conferenze stampa solo quando sono strettamente necessarie. Per il resto basta il comunicato stampa, che è un atto più ponderato e quindi meno rivolto alla spettacolarizzazione. Insomma bisogna evitare quello che io definisco il “gognometro”, l’indice cioè della gogna mediatica”.
Proprio nessun dubbio?
“No, perché mentre alla fase delle indagini preliminari vietata molto enfasi, anche sui giornali, è difficile che venga poi concesso tanto spazio all’assoluzione di chi per le procure era già un colpevole. Per non parlare poi del contatto diretto tra un singolo pm e i giornalisti: d’ora in poi le notizie devono passare dal comunicato stampa del procuratore”.
In questo modo addio alla libertà d’informazione…
“No, perché informare non vuol dire costruire un impianto accusatorio che viene trasferito ai cittadini come oro colato, il nostro Paese è pieno di persone accusate ingiustamente. Dal 1992 ad oggi si registrano 30 mila cittadini che hanno ricevuto un indennizzo per ingiusta detenzione e oltre 100 mila arrestati ingiustamente. Ogni anno ci sono 100 mila assoluzioni: se esponiamo queste persone non le recupereremo più”.









