sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Domenico Cirillo

Il Manifesto, 29 marzo 2025

Il caso di un detenuto malato psichiatrico. Una nuova sentenza. E ieri a Poggioreale il 23esimo suicidio dall’inizio dell’anno. Ancora una condanna per la condizione dei detenuti nelle carceri italiane. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto le responsabilità dello Stato italiano per la violazione del diritto alla salute e la negazione dell’accesso alle cure mediche di un giovane con problemi psichiatrici, Simone N., detenuto da quando aveva 19 anni e protagonista di innumerevoli tentativi di suicidio. Il caso era stato portato all’attenzione dei giudici europei da un pool di avvocati, tra i quali Antonella Calcaterra per la quale “la Corte ha ritenuto che le autorità italiane non abbiano dimostrato di aver valutato in modo sufficientemente rigoroso la compatibilità dello stato di salute di Simone con la detenzione, accertando la mancata esecuzione di un provvedimento giudiziario che disponeva il trasferimento del ricorrente in una struttura penitenziaria più adatta alle sue gravi condizioni”.

Al detenuto non è stato consentito l’accesso a una struttura più adatta a una persona malata a causa di errori dell’amministrazione e per la carenza di strutture specifiche in Sardegna, dove era recluso, malgrado ripetuti atti di autolesionismo. Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “Sebbene non vi sia un obbligo generale di liberare una persona detenuta per motivi di salute, in certe situazioni il rispetto dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta i trattamenti inumani e degradanti, può imporne la liberazione o il trasferimento in una struttura di cura. Ciò si verifica - aggiunge Gonnella - in particolare quando lo stato di salute del detenuto è talmente grave da rendere necessarie misure di carattere umanitario, oppure quando la presa in carico non è possibile in un contesto penitenziario ordinario, rendendo necessario il trasferimento del detenuto in un servizio specializzato o in una struttura esterna”.

E intanto ieri dal carcere di Poggioreale è arrivata la notizia del 23esimo suicidio di un detenuto in meno di tre mesi, dall’inizio del 2025. Un algerino di 32 anni, Harar H., si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo. Era da poco stato trasferito a Napoli da Benevento e aveva ricevuto la notifica di una nuova condanna.

La notizia è stata data dal garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che ha riferito di aver parlato con i compagni del detenuto suicida, “che sono ben cinque in una cella piccola e con scarse condizioni igieniche e sanitarie”. Secondo Ciambriello nel carcere di Poggioreale “dalle sette di sera e fino alla mattina ci sono pochissimi agenti di polizia penitenziaria, a volte anche un solo agente per due piani. Va rafforzata anche nel pomeriggio e nella notte la presenza sanitaria per un pronto intervento, molte volte è questione di pochi minuti”. In tutta Italia sono ormai oltre 16mila i detenuti che eccedono il numero massimo di posti disponibili nelle carceri.