di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 22 giugno 2021
L'offensiva di Daniel Ortega contro ogni forma di dissenso non è passata sotto silenzio. Anzi. La ridda di arresti, incursioni dentro casa, per strada, davanti alle scuole o agli studi medici dove i "nemici" andavano a prendere i figli o avevano una visita di controllo, ha avuto una forte eco internazionale. Anche perché l'opera di pulizia da parte del presidente ha coinvolto vecchi amici e compagni di guerriglia, uomini e donne che hanno fatto parte del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e hanno avuto un ruolo decisivo nella sconfitta del dittatore Anastasio Somoza. Le strade poi si sono divise e molti, tra gli ex combattenti, non hanno risparmiato le loro critiche all'ex compagno d'armi che il tempo, e il potere, hanno trasformato in un satrapo.
Più volte, tra la fine di maggio e metà giugno, molti esponenti raccolti attorno alla formazione di centrosinistra Unamos hanno lanciato sui social messaggi in cui annunciavano il loro probabile arresto. Chi ha fatto in tempo ha registrato un video sul cellulare e poi lo ha postato su Facebook o Twitter. È accaduto due domeniche fa a Suyen Barahona, anche lei figura di spicco della dissidenza nicaraguense. "Se state vedendo questo video", dice, "è perché la polizia mi ha sequestrato e ha circondato la mia casa come ha fatto con altri leader sociali, politici, avvocati e con gli oltre 120 prigionieri e prigioniere politici".
L'arresto più eclatante è stato quello di Cristiana Chamorro, 62 anni. Il 2 giugno decine di agenti della polizia hanno fatto irruzione nella sua casa poco prima che iniziasse una conferenza stampa in cui denunciava di essere stata esclusa dalle prossime elezioni presidenziali. Figlia di Violeta Barrios de Chamorro, che guidò il Paese tra il 1990 e 1997, dopo aver sconfitto Ortega, e del giornalista Pedro Joaquín Chamorro, assassinato dagli sgherri di Somoza. Era l'avversaria più temibile e con maggiori possibilità di successo per Daniel Ortega deciso a vincere anche le elezioni del 7 novembre per il suo terzo mandato consecutivo. Una storia comune a molti leader di sinistra, o presunti tali, che faticano ad accettare una sfida democratica gridando al complotto o al tradimento. È confinata in casa. Agli arresti.
Daniel Ortega ha timore di perdere. Ha forzato la mano alla Costituzione che vietava la sua ennesima ricandidatura facendo approvare dal Parlamento che controlla una norma di modifica costituzionale; ha represso con durezza le proteste di piazza che avevano visto la partecipazione di decine di migliaia di cittadini; ha provocato la morte di 300 manifestanti e 1200 feriti gravi; ha messo in galera oltre 600 giovani studenti, giornalisti, docenti, industriali, banchieri. Ha rotto con la Chiesa per le critiche che aveva rivolto dopo le stragi commesse durante le continue manifestazioni. Ha fatto aggredire a bastonate le mamme dei ragazzi arrestati, anche loro scese in piazza per sapere dove fossero finiti i loro figli. Oltre 180 mila nicaraguensi sono fuggiti nel vicino Costa Rica per sottrarsi alla repressione. Adesso, l'ennesimo giro di vite per fare piazza pulita dei potenziali avversari.
Gli arresti più sconcertanti riguardano tre elementi di spicco della guerriglia contro la dittatura di Somoza. Due uomini e una donna che sono vere icone della lotta di liberazione diventati fastidiosi nemici perché critici sulla deriva assunta dal loro compagno di battaglie. Ha protestato l'Organizzazione degli Stati Americani, c'è stata una risoluzione di condanna da parte del Parlamento Europeo, l'Onu ha reagito esprimendo tutta la sua preoccupazione. Ma è servito a poco.
Human Rights Watch ha elaborato un dossier nel quale aggiorna a 124 il numero di persone ancora in carcere. Alcune da oltre un anno. Sono stati contattati 53 attivisti che hanno fornito foto e testimonianze sugli arresti arbitrari. Valeska Sandoval, 22 anni, studentessa universitaria, ha raccontato di essere stata prelevata a forza da una strada e portata nel carcere di El Chipote. "Due poliziotti mi hanno appeso a una corda con le mani legate sopra la testa. Sono stata picchiata, colpita in faccia e sul corpo, sullo stomaco con sbarre di ferro. Poi, per venti minuti, mi hanno tenuta la faccia dentro e fuori da una tinozza con dell'acqua lasciandomi tramortita. Infine, prima di rilasciarmi mi hanno minacciato: "La prossima volta che ti vediamo, ti uccidiamo".
Il 9 giugno scorso un portavoce Onu ha detto che il segretario generale Antonio Guterres "era profondamente scosso dai recenti arresti e dalla inammissibilità alle prossime elezioni di molti leader dell'opposizione". Hrw chiede un passo in più alle Nazioni Unite. "In difesa dei diritti umani", afferma il direttore per l'America Latina, José Miguel Vivanco, "il segretario generale deve invocare l'articolo 99 e convocare il Consiglio di Sicurezza per adottare una risoluzione che impegni Ortega a rispettare libere elezioni e a rilasciare i candidati dell'opposizione". Sono intervenuti anche gli Usa con sanzioni che colpiscono i vertici del regime. L'ultima mossa diplomatica è quella annunciata ieri da Messico e Argentina, che hanno deciso di richiamare gli ambasciatori per consultazioni. Una decisione, spiegano i due governi in un comunicato congiunto, presa "per le preoccupanti iniziative politico-legali del governo nicaraguense che hanno messo in pericolo l'integrità e la libertà di diverse figure dell'opposizione".
Ma Daniel Ortega e sua moglie Rosario Murillo si sono limitati a fermare la macchina repressiva. Dalla loro hanno una legge, la 1055, approvata dall'Assemblea nazionale. Definisce "traditori della Patria" chiunque muova critiche al governo. Consente di escludere da incarichi pubblici presenti e futuri chiunque la infranga. Sono accusati di "incitare all'ingerenza straniera nelle faccende interne, di chiedere interventi militari, sono sostenuti da finanziamento di potenze estere". Basta un viaggio e un breve soggiorno negli Usa e sei pronto per il carcere.











