di Maria Antonietta Calabrò
huffingtonpost.it, 12 febbraio 2023
Monsignor Álvarez è protagonista di un commovente video nel quale cantava un inno popolare mentre la polizia lo arrestava. Sono 222 i preti seminaristi e laici allontanati dal Nicaragua nei giorni scorsi. Un anno fa l’espulsione del nunzio apostolico: non accadeva dai tempi di Mao, in Cina.
È stato condannato perché ha rifiutato di lasciare il Nicaragua per andare in esilio con altri 222 tra preti, seminaristi e laici in gran parte cattolici e altri oppositori al regime di Ortega (al potere dal 2007 e contro il cui regime dal 2018 si è registra una vera e propria sollevazione popolare soffocata nel sangue). Il vescovo ordinario di Matagalpa e amministratore apostolico della diocesi di Estelí, monsignor Rolando José Álvarez Lagos, dal 19 agosto 2022 era agli arresti domiciliari. E un commovente video rilanciato su Twitter dal direttore della Civiltà cattolica, Padre Antonio Spadaro, lo aveva mostrato al mondo mentre cantava alla polizia schierata alla porta la canzone popolare “El Amigo” l’equivalente nicaraguense del poema del cubano José Martì “Cultivo una rosa blanca”.
I 222 hanno lasciato il paese qualche giorno fa, a seguito della pressione internazionale, riparando temporaneamente negli Stati Uniti. Il processo contro Álvarez doveva iniziare la settimana prossima, il 15 febbraio. Invece, visto che non ha voluto andarsene, la sentenza è arrivata prima dell’inizio del dibattimento. La Corte d’appello lo ha condannato a 26 anni di carcere. Leggendo la sentenza un giudice ha definito monsignor Álvarez, 56 anni, “un traditore della patria”.
Se sopravviverà, potrà uscire di galera nel 2049. Il vescovo è stato accusato di “cospirazione per minare l’integrità nazionale e propagazione di notizie false attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione a danno dello Stato e della società nicaraguense”.
Dopo la partenza per l’esilio dei 222, sono ancora detenuti nelle carceri nicaraguensi, oltre ad Alvarez altri due sacerdoti, Manuel García e José Urbina, del clero della diocesi di Granada. Altri cinque sacerdoti, un diacono e due seminaristi accusati di “cospirazione” e condannati a dieci anni di carcere sono invece arrivati negli Stati Uniti. Gli espulsi sono stati dichiarati “traditori della patria”, hanno avuto i loro “diritti cittadini sospesi a vita” e privati della cittadinanza.
Per tutti i 222 la Spagna (secondo quanto riportato da Il Pais) potrebbe concedere la sua cittadinanza.
Il presidente Daniel Ortega ha commentato la condanna di monsignor Álvarez alla televisione nazionale, definendo “assurda” la posizione del vescovo e affermando che è in carcere per “terrorismo”. In una lettera datata 6 febbraio e indirizzata a monsignor Carlos Enrique Herrera Gutiérrez, presidente della Conferenza episcopale del Nicaragua, il cardinale Jean-Claude Hollerich in qualità di presidente della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea, ha pubblicamente denunciato che la Chiesa cattolica del Paese centramericano “sta affrontando una profonda sofferenza a causa della persecuzione dello Stato”, con una situazione che si è progressivamente aggravata di recente “con la chiusura di stazioni radio cattoliche, l’ostruzione dell’accesso alle chiese da parte della polizia e altri gravi atti che turbano la libertà religiosa e l’ordine sociale”.
Il 12 marzo del 2022 è stato espulso addirittura il nunzio apostolico, cioè l’ambasciatore del Papa nel Paese. L’ultima volta nel mondo era accaduto nel 1951, quando il nunzio fu espulso dalla Cina di Mao. Ma in quel caso non si trattava di una nazione a maggioranza cattolica. L’espulsione era avvenuta dopo che, per lunghi anni, la Santa Sede e la sua diplomazia hanno cercato un dialogo con la dittatura di Ortega, nonostante essa abbia insanguinato il Paese, schiacciato l’opposizione e perseguitato la Chiesa nicaraguense, spingendosi fino ad un tentativo di assassinio di un vescovo, monsignor Juan Abelardo Mata Guevara.
Un altro alto prelato, monsignor Silvio Báez, ausiliare di Managua, ha dovuto abbandonare il Paese, perché non gradito. È stato trasferito dal Papa da Managua a Roma (per metterlo al riparo da un altro attentato già programmato) e poi, per sua decisione si è stabilito a Miami, dove vive e lavora ora per il Nicaragua. Il punto è, comunque, che neppure questo è bastato ad Ortega, così come il negoziato perseguito dal Nunzio (contro il parere di tutti i vescovi nicaraguensi). Alla fine, Ortega ha buttato fuori anche l’Ambasciatore del Papa, Waldemar Stanislaw Sommertag, a Managua dal 2018.
Il Nicaragua non è un Paese qualsiasi per gli italiani e per la storia d’Italia. Perché è stato rifugio sicuro per i protagonisti di due grandi misteri italiani e vaticani del secolo scorso: la bancarotta del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e la storia del sequestro e uccisione di Aldo Moro.
Grazie all’Ambrosiano Group di Managua (nel cui consiglio d’amministrazione sedeva il faccendiere sardo Flavio Carboni, morto nel gennaio 2022) sparirono nel nulla centinaia di milioni di dollari della banca milanese. E nello stesso periodo, agli inizi degli anni Ottanta si è rifugiato nel Nicaragua di Ortega l’unico brigatista rosso, Alessio Casimirri, per cui l’Italia nel 2018 ha chiesto formalmente l’estradizione e che non ha scontato neppure un giorno di carcere, nonostante la condanna definitiva per la strage di via Fani e l’assassinio di Aldo Moro ed altri cinque ergastoli per efferati delitti.
La figlia di Casimirri ha guidato alcuni gruppi militari armati che hanno dato manforte al regime per soffocare la rivolta del 2018. Il Nicaragua, infine, è il paese di cui un figlio del capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, Maurizio è stato per anni ambasciatore, prima in Uruguay e più di recente in Canada.









