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di Daniele Mastrogiacomo

La Repubblica, 14 aprile 2022

Nella città di Esteli un centro fornisce corsi gratuiti a chiunque vuole partire verso nord. Tra il gennaio 2021 e febbraio del 2022 sono stati intercettati 111.295 migranti alla frontiera degli Stati Uniti. Imparare a nuotare per non morire.

Donne travolte da un fiume in piena, trascinate dalle correnti che possono essere impetuose. Magari al freddo, di notte, al buio, aggrappate a una fune che ci lega ad altre persone, impaurite e stanche, che non reggono lo sforzo di un viaggio che non è una gita di piacere ma una scelta obbligata carica di rischi.

Ai tempi dell’immigrazione di massa, irregolare e clandestina, ci si adatta a tutto. C’è chi parte e c’è chi prepara gli altri a questo salto verso una nuova vita degna di essere tale. Non parliamo dei “coyotes”, i cinici sfruttatori di un dramma su cui lucrare. Ma gente esperta, che conosce cosa significhi camminare giorni e notti per decine di chilometri affrontando i pericoli di una giungla o solo attraversare un fiume. Così, a mani nude, senza giubbotti salvagente o qualcosa che ti regga a galla. Gente che ti aiuta e ti prepara.

Accade in Nicaragua, nella città di Esteli, 150 chilometri a nord di Managua. Dal 2018, dopo l’ondata repressiva del regime di Daniel Ortega che ha spezzato nel sangue e con il carcere le proteste che chiedevano un cambio e libere elezioni, oltre 30 mila uomini e donne hanno deciso di fuggire. La maggioranza ha trovato rifugio nel vicino Costa Rica. Ma un’altra fetta di popolazione ha tentato il grande salto verso gli Usa. Tra il gennaio del 2021 e il febbraio del 2022, 111.295 migranti sono stati intercettati alla frontiera sud degli Stati Uniti, secondo il Bureau delle Dogane. Nel solo mese di febbraio scorso ben 13.295 nicaraguensi sono stati arrestati; l’anno prima erano stati solo 706.

L’agenzia France Presse racconta della nascita a Esteli di un centro di preparazione al viaggio della speranza. Preparazione fisica, soprattutto. Con 30 anni di esperienza alle spalle, il professore Mario Venerio fornisce dei corsi gratuiti di nuoto a chiunque voglia partire verso nord. Oltre a imparare a destreggiarsi in acqua insegna a restare a galla, le principali tecniche di sopravvivenza e cosa fare se devi soccorrere qualcuno che ti è vicino. Hanno risposto in 50. Tutte donne. L’iniziativa non è rimasta segreta. Al contrario: è stata pubblicizzata sui social e sulla rete dopo che almeno quattro immigrate, racconta l’agenzia di stampa francese, sono morte affogate mentre tentavano di attraversare il Rio Grande, l’ultima frontiera naturale che divide lo stato messicano di Coahuila dal Texas. “Con questo corso”, spiega Venerio al suo piccolo gruppo di aspiranti nuotatrici che si preparano al viaggio, “di fronte a un incidente tragico vi potete salvare e aiutare anche chi si trova in difficoltà”.

Le giovani donne, quasi tutte madri, abbandonate dai loro uomini, senza lavoro e senza sostegni, faticano a sfamare i figli. Non hanno molte scelte. In Nicaragua scarseggiano gli impieghi, pochi ti aiutano, te la devi cavare da sola. Partire è una necessità; un obbligo se non vuoi soccombere. Ma devi trovare fiducia in te stessa. “Questo corso”, ammette all’Afp Martha Martínez, 42 anni, decisa a raggiungere gli Usa, “mi ha insegnato a vincere la paura”. Per fortuna è gratis. Perché il viaggio costa. Solo il “coyote” ti chiede 5 mila dollari che salgono a 14 mila se ti propongono un passaggio in aereo. L’anticipo arriva di solito dai parenti che già si trovano negli Stati Uniti oppure è ricavato dalla vendita dei pochi oggetti che possiedi. Il resto è un salto nel buio.

Monti su un autobus di linea, superi la frontiera con il Guatemala dove vieni presa in consegna dal trafficante che hai già contattato via internet. Gli versi il pattuito e inizi il viaggio che entra in Messico e risale verso il nord. Nascosta in camioncini e automobili. I pericoli sono in agguato. Puoi essere fermata, rapita, tenuta in ostaggio da altre bande che conoscono i percorsi e fanno razzia di chi li affronta magari di notte, senza garanzie e protezioni. Alla fine, se superi tutti gli imprevisti e sei ancora in forze, devi affrontare l’ultimo ostacolo. Il fiume. Il Rio Grande.

Attraversarlo non è facile. Dipende dalla stagione e dagli orari. Poi, natura a parte, è sorvegliato, battuto dalle pattuglie che ti aspettano dall’altro lato del Messico. “Fa paura”, dice Wilmer Sanchez, 36 anni, che ammette di aver rinunciato proprio davanti a quel tratto d’acqua scuro e pieno di correnti. Adesso ci riprova; è qui, tenta di trovare coraggio con il corso intensivo di nuoto. Le altre che attendono di entrare in piscina si scambiano informazioni e notizie. Tutte sono piene di speranza. Sanno cosa le aspetta. Perché conoscevano chi ce l’ha fatta e chi è affogata. Altre giovani madri, spesso laureate, mediche e ingegnere senza lavoro. Partite per ricominciare un’altra vita. Uccise all’ultimo perché non sapevano nuotare. Proprio dal fiume che le divideva dal grande sogno.