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di Chiara Spagnolo

 

La Repubblica, 1 dicembre 2019

 

I penalisti: "Il nuovo servizio doveva partire a ottobre, ma finora è tutto fermo". Battista (Anm): "Utilissimi in caso di stalking". "Dispone gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Vista la penuria di tali strumenti, però, in attesa di utilizzare gli apparecchi che andranno a liberarsi, il detenuto resta in carcere".

Quello di Nicola Abbrescia, 35enne barese arrestato nel 2017 per estorsione a un imprenditore edile, è soltanto l'ultimo caso di persone costrette a prolungare la permanenza in cella in assenza degli apparecchi per la sorveglianza.

La decisione del Gip (che ha accolto l'istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati Gaetano Sassanelli e Gianluca Loconsole) risale a pochi giorni fa e viene resa nota proprio nella "Giornata dei braccialetti", quando anche le Camere penali pugliesi protestano per difficoltà di applicazione di un istituto che era stato previsto fin dal 2000.

"I braccialetti sono insufficienti - spiegano il presidente dell'organismo barese, Guglielmo Starace, e il coordinatore della commissione Esecuzione penale, Filippo Castellaneta - nonostante sia stato effettuato un bando per la nuova fornitura, che aveva a oggetto 12 mila dispositivi. Il servizio doveva partire a ottobre 2018, ma non è accaduto".

Quale sia il motivo agli avvocati non è dato saperlo, considerato che dopo un decennio di gestione Telecom il nuovo servizio di Fastweb e Vitrociset per la fornitura di 1.000 apparecchi al mese, a distanza di un anno dall'aggiudicazione della gara, ancora non parte. E nei tribunali è ancora caccia ai braccialetti per la sorveglianza elettronica. Sono diverse le situazioni in cui i giudici ritengono necessario applicarla, come spiega il presidente dell'Anm, l'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Battista: "In casi di stalking, per esempio, o di persone responsabili di maltrattamenti e che abitano vicino alle vittime o, come è capitato di recente, di giovanissimi incensurati che avevano commesso diversi reati e rispetto ai quali è necessario imporre un controllo più stringente dei semplici domiciliari, ma si ritiene che non sia adeguata una misura afflittiva come il carcere".

Certo, la storia insegna che l'uso del braccialetto non funge automaticamente da deterrente per chi lo indossa. Come racconta l'esempio di Ivan Caldarola, il figlio ventenne del boss del quartiere Libertà, Lorenzo, che pochi giorni fa è tornato in carcere dopo aver manomesso il dispositivo che gli era stato applicato dopo l'arresto per ricettazione e danneggiamento.

O quello di un 23enne di Corato che nella notte di Ferragosto ha reciso il braccialetto ed è uscito, aggredendo i parenti e i carabinieri che lo hanno rintracciato. Casi isolati, comunque, che non frenano i giudici dall'applicazione di tale strumento, la cui scarsa disponibilità impone ai magistrati attentissime valutazioni.

"Ci sono due orientamenti giurisprudenziali - spiega ancora Battista dell'Anm. Chi pensa che siccome il braccialetto è necessario, il detenuto debba restare in carcere finché non è disponibile. E chi dispone comunque gli arresti domiciliari, anche senza braccialetto pur avendo valutato che servirebbe. In entrambi casi si tratta comunque di decisioni assolutamente delicate".

Perché incidono sulla vita delle persone e a volte allungano di mesi la permanenza dei detenuti in carcere, come chiariscono i presidenti delle Camere penali di Brindisi e Foggia, rispettivamente Pasquale Annichiarico e Giulio Treggiari. Senza contare che tale sistema provoca un aggravio enorme per le casse dello Stato: la permanenza quotidiana negli istituti penitenziari costa 131 euro al giorno, 4 mila al mese, e prolungare anche di qualche settimana la detenzione delle decine di persone che in Puglia, come in tutta Italia, sono in attesa del braccialetto elettronico significa spendere inutilmente migliaia di euro.